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	<title>Mobilità sicura Archivi | Blog Linear</title>
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	<description>L’assicurazione online del Gruppo Unipol</description>
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		<title>L’Emilia-Romagna sperimenta il nuovo modello “Mobilità Sicura” per prevenire gli incidenti stradali</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 07:50:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/lemilia-romagna-sperimenta-il-nuovo-modello-mobilita-sicura-per-prevenire-gli-incidenti-stradali/" title="L’Emilia-Romagna sperimenta il nuovo modello “Mobilità Sicura” per prevenire gli incidenti stradali" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/10/shutterstock_773340409-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" fetchpriority="high" /></a><p>Dal 1° ottobre è partito il progetto pilota della Polizia di Stato che per sei mesi punta a rafforzare la sicurezza sulle strade attraverso l’analisi dei dati, controlli mirati, tecnologie e collaborazione tra istituzioni. Se la sperimentazione darà risultati positivi, il modello potrà essere esteso al resto d’Italia Ci sono strade che percorriamo ogni giorno quasi senza pensarci, incroci che conosciamo a memoria, tratti in cui il traffico rallenta sempre alla stessa ora e altri in cui la velocità tende ad aumentare. Ci abituiamo a queste situazioni, anche quando nascondono dei rischi, ma la sicurezza stradale non dipende soltanto dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/lemilia-romagna-sperimenta-il-nuovo-modello-mobilita-sicura-per-prevenire-gli-incidenti-stradali/" title="L’Emilia-Romagna sperimenta il nuovo modello “Mobilità Sicura” per prevenire gli incidenti stradali" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/10/shutterstock_773340409-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" /></a><p><strong>Dal 1° ottobre è partito il progetto pilota della Polizia di Stato che per sei mesi punta a rafforzare la sicurezza sulle strade attraverso l’analisi dei dati, controlli mirati, tecnologie e collaborazione tra istituzioni. Se la sperimentazione darà risultati positivi, il modello potrà essere esteso al resto d’Italia</strong></p>
<p><span id="more-6475"></span></p>
<p>Ci sono strade che percorriamo ogni giorno quasi senza pensarci, incroci che conosciamo a memoria, tratti in cui il traffico rallenta sempre alla stessa ora e altri in cui la velocità tende ad aumentare. Ci abituiamo a queste situazioni, anche quando nascondono dei rischi, ma la sicurezza stradale non dipende soltanto dalla prudenza di chi guida. Conta anche la capacità di riconoscere dove e quando possono verificarsi gli incidenti, individuare i comportamenti più pericolosi e intervenire prima che una distrazione o una manovra sbagliata abbiano conseguenze irreparabili.</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li><strong>La sicurezza stradale comincia dalla conoscenza del territorio<br />
</strong>Il progetto “Mobilità Sicura” utilizza i dati sugli incidenti, i flussi di traffico e i fattori di rischio per pianificare controlli più mirati ed efficaci</li>
<li><strong>Velocità, distrazioni e comportamenti pericolosi sotto osservazione<br />
</strong>Pattugliamenti, tecnologie di rilevamento e verifiche mirate intervengono sulle principali cause degli incidenti</li>
<li><strong style="font-size: 1.21429rem;">Il progetto si ispira al Safe System Approach europeo<br />
</strong>Un approccio alla sicurezza stradale che punta sulla responsabilità condivisa tra istituzioni, gestori delle infrastrutture e utenti</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3><strong>La sicurezza stradale comincia dalla conoscenza del territorio</strong></h3>
<p>Quando si parla di sicurezza stradale, il primo pensiero va quasi sempre ai comportamenti di chi guida, al rispetto dei limiti di velocità, alle distrazioni da evitare e alle regole che tutti dovremmo osservare. Ma prevenire gli incidenti significa anche conoscere le strade, capire dove si concentrano i rischi e individuare le situazioni in cui è necessario intervenire con maggiore attenzione.</p>
<p>È proprio su questa capacità di osservare, analizzare e prevenire che punta “<strong>Mobilità Sicura”</strong>, il progetto pilota promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, attraverso la Direzione Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, che ha preso il via da<strong> ottobre 2026 in Emilia-Romagna</strong>. Per sei mesi, fino al 31 marzo 2027, la regione sperimenterà un modello di prevenzione che mette insieme analisi dei dati, tecnologie, controlli mirati e collaborazione tra le istituzioni, con l&#8217;obiettivo di rendere più efficaci le attività di vigilanza e ridurre i rischi sulle strade.</p>
<p>L&#8217;idea è partire da una conoscenza più approfondita del territorio per organizzare meglio gli interventi. Una strada particolarmente trafficata, un collegamento percorso quotidianamente da molti mezzi pesanti o un&#8217;area in cui si concentrano incidenti possono richiedere controlli differenti, organizzati in funzione delle criticità effettivamente riscontrate.</p>
<p>Attraverso il Compartimento Polizia Stradale per l&#8217;Emilia-Romagna, la Polizia di Stato utilizzerà i dati relativi agli incidenti, ai flussi di traffico e ai fattori di rischio per individuare le situazioni che meritano maggiore attenzione e pianificare di conseguenza i servizi sul territorio.</p>
<p>Non significa semplicemente aumentare il numero delle pattuglie o intensificare indiscriminatamente i controlli, ma renderli più efficaci attraverso un&#8217;analisi più precisa delle condizioni della circolazione. I dati raccolti si affiancano così all&#8217;esperienza degli operatori della Polizia Stradale, che ogni giorno percorrono le principali arterie della regione e ne conoscono caratteristiche e criticità. Questa combinazione permette di concentrare risorse e attenzione nei punti e nei momenti in cui il rischio risulta maggiore, sperimentando un modello di prevenzione che, se darà i risultati attesi, potrebbe diventare un riferimento anche per altre regioni italiane.</p>
<h3><strong>Velocità, distrazioni e comportamenti pericolosi sotto osservazione</strong></h3>
<p>La tecnologia può aiutare a riconoscere le situazioni più rischiose, ma una parte decisiva della sicurezza continua a dipendere dal comportamento delle persone. Basta pensare a quanto possa cambiare l&#8217;esito di un imprevisto quando si procede a una velocità eccessiva, si distoglie lo sguardo dalla strada per controllare una notifica sullo smartphone oppure ci si mette al volante dopo aver bevuto alcolici.</p>
<p>Sono proprio questi alcuni dei comportamenti sui quali si concentreranno le attività previste da Mobilità Sicura, insieme alla guida sotto l&#8217;effetto di sostanze stupefacenti, al mancato utilizzo delle cinture e degli altri dispositivi di sicurezza e alle violazioni delle norme che regolano il trasporto professionale. Per individuare e contrastare queste condotte, il progetto prevede l&#8217;impiego coordinato di personale operativo e strumenti tecnologici, dagli autovelox ai telelaser per il rilevamento della velocità, fino agli etilometri e ai test antidroga. Ai controlli fissi si affiancheranno pattugliamenti dinamici e servizi congiunti tra le diverse Forze di polizia e le Polizie locali, con l&#8217;obiettivo di rendere più efficace la vigilanza e intervenire sui comportamenti che possono mettere in pericolo conducenti, passeggeri e altri utenti della strada.</p>
<p>La sperimentazione ha già avuto una prima applicazione a Piacenza, dove la Polizia Stradale, insieme alla Polizia Locale e alla Motorizzazione Civile, ha effettuato controlli sulle biciclette a pedalata assistita, utilizzando anche un laboratorio mobile per verificarne le caratteristiche tecniche. Secondo il bilancio diffuso dalla Polizia di Stato, <strong>14 dei 25 mezzi controllati sono risultati irregolari</strong>, perché modificati in modo da raggiungere prestazioni non consentite per questa categoria di veicoli, e sono stati sottoposti a sequestro.</p>
<h3><strong>Il progetto si ispira al Safe System Approach europeo</strong></h3>
<p>Un altro elemento rilevante della sperimentazione riguarda il coordinamento tra i soggetti che, con competenze differenti, contribuiscono alla sicurezza della circolazione.</p>
<p>Il coordinamento territoriale del progetto è affidato alle <strong>Prefetture</strong>, con il coinvolgimento della Polizia di Stato, dell&#8217;Arma dei Carabinieri, delle Polizie locali, degli enti proprietari e gestori delle infrastrutture, di Anas, delle concessionarie autostradali, dei Vigili del fuoco e del sistema dell&#8217;emergenza sanitaria. Una collaborazione che permette di mettere in relazione conoscenze e responsabilità diverse, superando una gestione frammentata delle attività di prevenzione.</p>
<p>Questa impostazione richiama il <strong>Safe System Approach</strong>, l&#8217;approccio alla sicurezza stradale adottato anche a livello europeo, che parte da un principio fondamentale. L&#8217;errore umano non può essere eliminato completamente, ma un sistema stradale progettato, gestito e controllato in modo adeguato deve cercare di impedire che quell&#8217;errore si trasformi in una tragedia. La responsabilità di rendere più sicura la mobilità, quindi, non può ricadere esclusivamente su chi guida, ma deve essere condivisa tra istituzioni, gestori delle strade, operatori e utenti.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si collega anche agli obiettivi europei di sicurezza stradale, che prevedono di <strong>dimezzare entro il 2030 il numero delle vittime e dei feriti gravi</strong> rispetto ai livelli del 2019, per avvicinarsi progressivamente al traguardo di zero morti sulle strade entro il 2050. Un percorso ancora impegnativo, come ha ricordato la Commissione europea nel febbraio 2026, sottolineando che il ritmo di riduzione degli incidenti mortali resta insufficiente rispetto agli obiettivi fissati.</p>
<p>L&#8217;Emilia-Romagna diventa così un banco di prova per verificare quanto un&#8217;organizzazione più integrata dei controlli possa contribuire a ridurre i rischi della circolazione. I risultati della sperimentazione serviranno a valutare l&#8217;efficacia del modello e la possibilità di applicarlo anche in altre parti d&#8217;Italia.</p>
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