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	<title>New mobility Archivi | Blog Linear</title>
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	<description>L’assicurazione online del Gruppo Unipol</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 08:31:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Siamo sicuri che le città siano per tutti? La Settimana Europea della Mobilità 2026 mette alla prova strade e trasporti</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/siamo-sicuri-che-le-citta-siano-per-tutti-la-settimana-europea-della-mobilita-2026-mette-alla-prova-strade-e-trasporti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 06:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana Europea della Mobilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/siamo-sicuri-che-le-citta-siano-per-tutti-la-settimana-europea-della-mobilita-2026-mette-alla-prova-strade-e-trasporti/" title="Siamo sicuri che le città siano per tutti? La Settimana Europea della Mobilità 2026 mette alla prova strade e trasporti" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/09/settimana_europea_mobilita_2026-300x250.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" fetchpriority="high" /></a><p>Dal 16 al 22 settembre torna la campagna europea dedicata alla mobilità urbana sostenibile. Il tema “Mobilità per tutti” quest’anno guarda soprattutto alle diverse esigenze di bambini, giovani, adulti e anziani, per progettare spostamenti più accessibili, sicuri e inclusivi Muoversi cambia con l’età e quello che per un adulto può essere un tragitto semplice, come affrontare una strada in pendenza, attraversare un incrocio o raggiungere una fermata, può diventare un ostacolo per un bambino o una persona anziana. Un chilometro è sempre un chilometro, ma percorrerlo per andare a scuola a otto anni, raggiungere il lavoro a quaranta o prendere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.linear.it/new-mobility/siamo-sicuri-che-le-citta-siano-per-tutti-la-settimana-europea-della-mobilita-2026-mette-alla-prova-strade-e-trasporti/">Siamo sicuri che le città siano per tutti? La Settimana Europea della Mobilità 2026 mette alla prova strade e trasporti</a> sembra essere il primo su <a href="https://blog.linear.it">Blog Linear</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/siamo-sicuri-che-le-citta-siano-per-tutti-la-settimana-europea-della-mobilita-2026-mette-alla-prova-strade-e-trasporti/" title="Siamo sicuri che le città siano per tutti? La Settimana Europea della Mobilità 2026 mette alla prova strade e trasporti" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/09/settimana_europea_mobilita_2026-300x250.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" /></a><p><strong>Dal 16 al 22 settembre torna la campagna europea dedicata alla mobilità urbana sostenibile. Il tema “Mobilità per tutti” quest’anno guarda soprattutto alle diverse esigenze di bambini, giovani, adulti e anziani, per progettare spostamenti più accessibili, sicuri e inclusivi</strong></p>
<p><span id="more-6455"></span></p>
<p>Muoversi cambia con l’età e quello che per un adulto può essere un tragitto semplice, come affrontare una strada in pendenza, attraversare un incrocio o raggiungere una fermata, può diventare un ostacolo per un bambino o una persona anziana. Un chilometro è sempre un chilometro, ma percorrerlo per andare a scuola a otto anni, raggiungere il lavoro a quaranta o prendere l’autobus a ottanta significa confrontarsi con esigenze molto diverse, perché cambiano la velocità con cui ci si muove, la percezione del rischio, la capacità di attraversare una strada, salire su un mezzo pubblico o percorrere un tratto a piedi. Mobilità per tutti significa allora poter scegliere come spostarsi, contando su trasporti pubblici, percorsi pedonali e ciclabili accessibili, sicuri e sostenibili anche dal punto di vista economico.</p>
<p>Dal <strong>16 al 22 settembre</strong>, con la <a href="https://www.mase.gov.it/portale/settimana-europea-della-mobilit%C3%A0-2026"><strong>Settimana Europea della Mobilità</strong></a>, le città diventano un laboratorio in cui sperimentare nuove soluzioni, infrastrutture e tecnologie per rendere gli spostamenti urbani più sostenibili, fino alla Giornata senza auto che conclude l’iniziativa. La campagna della Commissione europea torna a promuovere mobilità attiva e trasporto pubblico, ma nel 2026 allarga lo sguardo anche alle differenze tra le varie fasi della vita, chiedendosi se le nostre città permettano davvero a persone di età diverse di muoversi con la stessa libertà. Il tema resta quello del 2025, “Mobilità per tutti”, arricchito quest’anno da un’attenzione specifica all’equità intergenerazionale.</p>
<ul>
<li><strong>La stessa città, esigenze diverse in ogni età della vita<br />
</strong>Bambini, giovani, adulti e anziani si muovono negli stessi spazi, ma hanno esigenze e incontrano ostacoli molto diversi</li>
<li><strong>Mobilità per tutti significa poter scegliere come spostarsi<br />
</strong>Trasporto pubblico, percorsi pedonali e ciclabili devono essere accessibili, sicuri e sostenibili</li>
<li><strong>Dal 16 al 22 settembre le città diventano un laboratorio<br />
</strong>Amministrazioni e comunità sono invitate a sperimentare nuove soluzioni per rendere gli spostamenti urbani più semplici e inclusivi</li>
<li><strong>A Matera il confronto internazionale sulla mobilità accessibile<br />
</strong>Esperti, istituzioni e associazioni si confrontano su disabilità, sicurezza e diritto a una mobilità più accessibile</li>
</ul>
<h3><strong>La stessa città, esigenze diverse in ogni età della vita</strong></h3>
<p>Per capire cosa significa mobilità intergenerazionale basta osservare la stessa città da punti di vista diversi, perché un bambino ha bisogno di percorsi sicuri per raggiungere la scuola e di spazi in cui possa muoversi senza essere continuamente esposto al traffico, mentre un ragazzo può dipendere dal trasporto pubblico per studiare, lavorare o incontrare gli amici. Per un adulto diventano fondamentali i tempi degli spostamenti quotidiani, i collegamenti tra casa e lavoro e la possibilità di combinare più mezzi, mentre con l’avanzare dell’età acquistano maggiore importanza marciapiedi accessibili, attraversamenti semplici da utilizzare, fermate vicine e mezzi sui quali sia facile salire e scendere. Non esiste quindi un unico modo di misurare quanto una città sia facile da attraversare, perché le esigenze cambiano nelle diverse fasi della vita e un sistema di trasporto realmente inclusivo deve saper rispondere a bisogni, capacità e ostacoli differenti.</p>
<h3><strong>Mobilità per tutti significa poter scegliere come spostarsi</strong></h3>
<p>La mobilità sostenibile non si misura soltanto in termini di emissioni ridotte, meno traffico, più biciclette o maggiore utilizzo del trasporto pubblico, ma anche nella possibilità concreta di scegliere queste alternative nella vita di tutti i giorni. Una linea di autobus è poco utile se la fermata è difficile da raggiungere, così come una pista ciclabile perde gran parte della sua funzione se non garantisce un percorso sicuro e continuo, mentre anche un servizio efficiente può restare fuori dalla portata di molte persone se ha costi troppo elevati.</p>
<p><strong>“Mobilità per tutti”</strong> richiama quindi una visione più ampia, che tiene insieme disponibilità dei servizi, accessibilità fisica, sicurezza, accessibilità economica e differenze tra territori e persone.  Garantire una mobilità davvero inclusiva significa <strong>tenere conto delle diverse esigenze e condizioni di chi si sposta</strong>: età, reddito, genere, capacità individuali e luogo in cui si vive possono infatti incidere concretamente sulle possibilità di scegliere come muoversi. L’obiettivo non è offrire a tutti la stessa soluzione, ma fare in modo che ciascuno possa contare su alternative accessibili, sicure e sostenibili. È una prospettiva che guarda anche alle generazioni future, perché le decisioni prese oggi su strade, trasporto pubblico e spazio urbano contribuiranno a definire il modo in cui ci muoveremo domani.</p>
<h3><strong>Dal 16 al 22 settembre le città diventano un laboratorio</strong></h3>
<p>Dal <strong>16 al 22 settembre</strong> amministrazioni locali e comunità sono chiamate a trasformare i temi della Settimana Europea della Mobilità in iniziative concrete, sperimentando nuove soluzioni per gli spostamenti urbani, infrastrutture, tecnologie e interventi sulla viabilità. Il momento conclusivo arriva il <strong>22 settembre con la Giornata senza auto</strong>, quando alcune aree normalmente occupate dal traffico possono essere dedicate temporaneamente a pedoni, biciclette e trasporto pubblico, offrendo l’occasione per vedere come cambiano gli spazi urbani quando l’automobile lascia più spazio ad altre forme di mobilità.</p>
<p>Nel 2026 questa sperimentazione si lega direttamente al tema dell’equità tra generazioni, perché una soluzione efficace per un adulto può non esserlo per un bambino o per una persona anziana. Progettare strade e trasporti tenendo conto di età, capacità ed esigenze diverse può rendere gli spostamenti più semplici, sicuri e accessibili, permettendo a più persone di muoversi in autonomia nella vita quotidiana.</p>
<h3><strong>A Matera il confronto internazionale sulla mobilità accessibile</strong></h3>
<p>Tra gli appuntamenti della Settimana Europea della Mobilità c’è anche <strong>City Flows 2026</strong>, il confronto internazionale promosso da <strong>Fondazione Unipolis ETS</strong> insieme allo <strong>European Transport Safety Council (ETSC)</strong> e ai <strong>Consigli Regionali Unipol (CRU)</strong>, in programma il <strong>18 settembre a Matera</strong>, a Casa Cava, e accessibile anche in streaming. L’edizione di quest’anno sarà dedicata a <strong>“Disabilità e diritto alla mobilità autonoma, sicura e inclusiva”</strong>, affrontando il tema dell’accessibilità attraverso il contributo di urbanisti, ricercatori, istituzioni, amministratori locali, organizzazioni della società civile e rappresentanti delle persone con disabilità. Il confronto partirà dalla sicurezza stradale e dalla prevenzione delle disabilità permanenti per arrivare alla progettazione degli spazi pubblici, all’autonomia negli spostamenti e al rapporto tra mobilità, partecipazione e diritti.</p>
<p>La mattina sarà dedicata a una <strong>sessione plenaria internazionale</strong>, mentre nel pomeriggio amministrazioni, esperti, associazioni e altri stakeholder lavoreranno in tavoli tematici per individuare priorità e indicazioni operative.</p>
<p>Anche la scelta di Matera contribuisce al tema della giornata, perché il suo contesto urbano e storico complesso permette di capire quanto uno spazio possa essere accessibile e vissuto da persone con capacità ed esigenze diverse.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Auto più sostenibili, l’Europa cambia le regole, dal riciclo dei materiali alla gestione dei veicoli fuori uso</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/auto-piu-sostenibili-leuropa-cambia-le-regole-dal-riciclo-dei-materiali-alla-gestione-dei-veicoli-fuori-uso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/auto-piu-sostenibili-leuropa-cambia-le-regole-dal-riciclo-dei-materiali-alla-gestione-dei-veicoli-fuori-uso/" title="Auto più sostenibili, l’Europa cambia le regole, dal riciclo dei materiali alla gestione dei veicoli fuori uso" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/07/shutterstock_2733080145-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" /></a><p>Il nuovo regolamento UE cambia il modo di concepire la sostenibilità dell&#8217;automobile: non conta solo quanto un veicolo inquina quando circola, ma anche come viene progettato, costruito e recuperato quando arriva a fine vita Un’auto può rappresentare molte cose. Comodità, praticità, libertà di movimento, talvolta anche la soddisfazione per i sacrifici fatti per acquistarla. Ma è anche un prodotto complesso, composto da plastica, acciaio, alluminio, componenti elettronici e materie prime critiche. Tutte parti che, se progettate e gestite correttamente, possono essere riutilizzate, recuperate o reintrodotte nei cicli produttivi. Per anni, però, la sostenibilità dell’automobile è stata raccontata soprattutto guardando alle [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-6426"></span></p>
<p>Un’auto può rappresentare molte cose. Comodità, praticità, libertà di movimento, talvolta anche la soddisfazione per i sacrifici fatti per acquistarla. Ma è anche un prodotto complesso, composto da plastica, acciaio, alluminio, componenti elettronici e materie prime critiche. Tutte parti che, se progettate e gestite correttamente, possono essere riutilizzate, recuperate o reintrodotte nei cicli produttivi. Per anni, però, la sostenibilità dell’automobile è stata raccontata soprattutto guardando alle emissioni durante l’uso, chiedendosi quanto consuma, quanto inquina e quale alimentazione utilizza. Le nuove norme europee sulla circolarità dei veicoli spostano lo sguardo più indietro e più avanti. Più indietro, perché intervengono sulla progettazione dei nuovi modelli. Più avanti, perché riguardano anche ciò che accade quando un veicolo arriva alla fine del suo ciclo di vita.</p>
<p>Il nuovo regolamento UE introduce requisiti pensati per favorire il riutilizzo, il riciclo e il recupero dei materiali lungo l’intero ciclo di vita del mezzo, con l’obiettivo di ridurre sprechi, dispersione di risorse e gestione irregolare dei veicoli fuori uso. Ogni anno, nell’Unione europea, circa 6,5 milioni di veicoli arrivano alla fine del loro ciclo di vita. È anche per questo che la circolarità è diventata, da principio ambientale, una vera regola industriale.</p>
<ul>
<li><strong>Progettare auto più facili da smontare, riutilizzare e riciclare</strong><br />
Le nuove regole chiedono ai costruttori di pensare alla fine vita del veicolo già nella fase di progettazione.</li>
<li><strong>Più materiali riciclati nei nuovi veicoli</strong><br />
Il regolamento introduce obiettivi vincolanti sull’uso di plastica riciclata nei nuovi modelli.</li>
<li><strong>Meno veicoli fuori controllo e più responsabilità per i produttori</strong><br />
Le norme rafforzano tracciabilità, gestione dei veicoli fuori uso e responsabilità dei costruttori.</li>
</ul>
<h3><strong>Progettare auto più facili da smontare, riutilizzare e riciclare</strong></h3>
<p>La sostenibilità di un veicolo non comincia quando entra su strada, ma molto prima. Nasce nelle scelte di progettazione, nei materiali utilizzati, nel modo in cui le componenti vengono assemblate e nella possibilità di separarle quando l’auto arriva a fine vita. Per questo i nuovi modelli dovranno essere progettati anche per essere <strong>smontati più facilmente</strong>, favorendo il riutilizzo, il riciclaggio e il <strong>recupero dei materiali</strong>.</p>
<p>Questo significa guardare all’automobile non come a un prodotto destinato semplicemente a essere venduto, guidato e poi smaltito, ma come a un insieme di materiali che, a fine vita, possono ancora avere valore. Alcuni componenti possono essere riutilizzati come ricambi, altri possono essere recuperati, altri ancora possono rientrare nei processi produttivi. La differenza la fa il modo in cui il veicolo è stato progettato all’origine.</p>
<p>Per il settore automotive si tratta di un cambio di prospettiva importante, perché la circolarità non viene più affrontata soltanto nella fase finale, quando il mezzo diventa rifiuto, ma entra nella <strong>progettazione industriale</strong>. È un passaggio che riguarda la filiera nel suo complesso e chiama in causa costruttori, fornitori, demolitori autorizzati, riciclatori e operatori che gestiscono il trattamento dei veicoli fuori uso.</p>
<h3><strong>Plastiche riciclate, obiettivi dal 15% al 25%</strong></h3>
<p>Il regolamento introduce anche obiettivi vincolanti sull’uso di materiali riciclati, a partire dalla plastica. Entro sei anni dall’entrata in vigore delle nuove norme, almeno <strong>il 15% della plastica utilizzata </strong>nei nuovi veicoli dovrà provenire da riciclo. Dopo dieci anni, la quota dovrà salire al 25%. Inoltre, almeno il 20% di questa plastica riciclata dovrà arrivare da materiali recuperati da veicoli fuori uso o da parti usate, secondo una logica di circuito chiuso.</p>
<p>Per l’industria automobilistica significa che una parte dei materiali contenuti nei veicoli a fine vita dovrà tornare a essere materia prima per nuovi veicoli. Non basterà quindi riciclare in modo generico. L’obiettivo è creare un collegamento più diretto tra ciò che esce dal parco circolante e ciò che entra nella produzione dei nuovi modelli.</p>
<p>La sfida, quindi, non riguarda soltanto la plastica, ma l’intera composizione materiale dei veicoli. Le nuove norme aprono anche alla possibilità di introdurre in futuro obiettivi per altri materiali, come acciaio riciclato, alluminio, magnesio e materie prime critiche, sulla base di studi di fattibilità.</p>
<h3><strong>Veicoli fuori uso, più responsabilità per i produttori</strong></h3>
<p>Le nuove norme riguardano anche la fase finale della vita del veicolo. I costruttori, infatti, saranno chiamati a contribuire, sul piano finanziario e organizzativo, alla raccolta e al corretto trattamento dei mezzi quando diventano rifiuti. È il principio della <strong>responsabilità estesa</strong> del produttore, che sarà introdotto tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni.</p>
<p>L’obiettivo è ridurre il fenomeno dei <strong>veicoli scomparsi</strong>, cioè mezzi che escono dai circuiti regolari perché smantellati illegalmente, esportati senza controlli adeguati o gestiti fuori dagli impianti autorizzati. Una volta qualificato come veicolo fuori uso, il mezzo dovrà essere trattato in un centro autorizzato e non potrà essere rivenduto o esportato come veicolo usato. Il regolamento vieta anche l’esportazione dei veicoli usati non più idonei alla circolazione, per evitare che mezzi inquinanti o non sicuri vengano trasferiti verso Paesi terzi.</p>
<p>Le regole si applicheranno pienamente ad auto e furgoni commerciali leggeri. Per autobus, autocarri, motocicli e alcune altre categorie di veicoli il regolamento prevede un&#8217;applicazione progressiva e disposizioni specifiche, mentre alcuni veicoli speciali saranno esclusi o soggetti a regole dedicate per garantirne il corretto trattamento</p>
<p>Le nuove disposizioni diventeranno applicabili due anni dopo l’entrata in vigore del regolamento. Da quel momento, l’automobile del futuro non dovrà essere soltanto meno emissiva su strada, ma anche più recuperabile, tracciabile e responsabile lungo tutto il suo ciclo di vita.</p>
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		<item>
		<title>S.P.A.C.E., dalle strade scolastiche un nuovo spazio urbano per bambini e famiglie</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/s-p-a-c-e-dalle-strade-scolastiche-un-nuovo-spazio-urbano-per-bambini-e-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare in sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[S.P.A.C.E.]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/s-p-a-c-e-dalle-strade-scolastiche-un-nuovo-spazio-urbano-per-bambini-e-famiglie/" title="S.P.A.C.E., dalle strade scolastiche un nuovo spazio urbano per bambini e famiglie" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/05/shutterstock_2761904229-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Con il sostegno di Fondazione Unipolis, Legambiente avvia in quattro città italiane un percorso per trasformare le aree in prossimità delle scuole in spazi più sicuri, salubri e accessibili, riducendo traffico e inquinamento negli orari di ingresso e uscita In molte città italiane il percorso casa-scuola resta uno dei punti più delicati della mobilità quotidiana. Non solo per il traffico che si concentra negli orari di ingresso e uscita, ma perché attorno agli edifici scolastici si intrecciano molte dimensioni della vita urbana: la sicurezza degli attraversamenti, la qualità dell’aria respirata ogni giorno da studenti e famiglie, la possibilità per bambine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.linear.it/new-mobility/s-p-a-c-e-dalle-strade-scolastiche-un-nuovo-spazio-urbano-per-bambini-e-famiglie/">S.P.A.C.E., dalle strade scolastiche un nuovo spazio urbano per bambini e famiglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://blog.linear.it">Blog Linear</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/s-p-a-c-e-dalle-strade-scolastiche-un-nuovo-spazio-urbano-per-bambini-e-famiglie/" title="S.P.A.C.E., dalle strade scolastiche un nuovo spazio urbano per bambini e famiglie" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2026/05/shutterstock_2761904229-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p><strong>Con il sostegno di Fondazione Unipolis, Legambiente avvia in quattro città italiane un percorso per trasformare le aree in prossimità delle scuole in spazi più sicuri, salubri e accessibili, riducendo traffico e inquinamento negli orari di ingresso e uscita</strong></p>
<p><span id="more-6402"></span></p>
<p>In molte città italiane il percorso casa-scuola resta uno dei punti più delicati della mobilità quotidiana. Non solo per il traffico che si concentra negli orari di ingresso e uscita, ma perché attorno agli edifici scolastici si intrecciano molte dimensioni della vita urbana: la sicurezza degli attraversamenti, la qualità dell’aria respirata ogni giorno da studenti e famiglie, la possibilità per bambine e bambini di muoversi con maggiore autonomia, l’accessibilità per chi arriva a piedi, in bici, con passeggini o con disabilità e il modo in cui lo spazio pubblico viene distribuito tra auto, persone e comunità scolastica. Da qui prende forma <strong>S.P.A.C.E. – Strade scolastiche Partecipate per l’Accessibilità, la Cura e l’Equità</strong>, il progetto promosso da Legambiente Nazionale APS e sostenuto da Fondazione Unipolis attraverso il Bando ACT 2025.</p>
<ul>
<li><strong>Quando la strada davanti a scuola torna spazio pubblico<br />
</strong>Trasformare le aree attorno alle scuole in spazi più sicuri, salubri e inclusivi</li>
<li><strong>Dall’Europa arrivano risultati già misurabili<br />
</strong>1.250 interventi in Europa e riduzione del biossido di azoto del 23%</li>
<li><strong>Un percorso di 24 mesi per ridisegnare l’accesso alle scuole<br />
</strong>Il progetto coinvolgerà direttamente circa 2.400 studenti, 1.200 familiari, 200 docenti</li>
</ul>
<h3><strong>Quando la strada davanti a scuola torna spazio pubblico</strong></h3>
<p>L’obiettivo di S.P.A.C.E. è trasformare le aree attorno alle scuole in <strong>spazi più sicuri, salubri e inclusivi</strong>, riducendo traffico e inquinamento e favorendo la mobilità attiva degli studenti. Non si tratta solo di ridisegnare una strada, ma di intervenire su uno degli spazi più sensibili della città, quello in cui si concentrano ogni giorno autonomia dei più piccoli, sicurezza stradale, qualità dell’aria e uso dello spazio pubblico.</p>
<p>Le strade scolastiche sono collocate in aree urbane in cui la circolazione delle auto viene ridotta o sospesa negli orari di ingresso e uscita, per lasciare più spazio a pedoni, biciclette e mobilità leggera. L’obiettivo non è soltanto chiudere una strada alle auto, ma <strong>ridurre la pressione del traffico</strong> dove pesa di più, ossia negli spazi attraversati ogni giorno da studenti, famiglie e personale scolastico. È lì che soste irregolari, emissioni e rischio stradale tendono a sovrapporsi, trasformando l’ingresso a scuola in uno dei momenti più delicati della mobilità urbana.</p>
<h3><strong>Dall’Europa arrivano risultati già misurabili</strong></h3>
<p>Secondo quanto riportato da Fondazione Unipolis, l’Agenzia europea per l’ambiente stima che l’inquinamento atmosferico causi ogni anno circa 1.200 morti premature tra bambini e adolescenti in Europa; e proprio i più piccoli sono più vulnerabili, perché respirano più rapidamente, assorbono più aria in rapporto al peso corporeo e hanno polmoni e sistema immunitario ancora in sviluppo.</p>
<p>Per questo è urgente intervenire e le esperienze europee mostrano che limitare o sospendere il traffico automobilistico nelle aree di accesso alle scuole, soprattutto negli orari di entrata e uscita, può produrre effetti concreti e misurabili. Nel 2022 si stimavano circa <strong>1.250 interventi di questo tipo attivi in Europa</strong>, con oltre 600 casi a Londra, più di 170 nelle Fiandre, oltre 200 a Barcellona e più di 100 a Parigi. I risultati derivano dalla riduzione della presenza di auto proprio nei momenti di maggiore concentrazione di studenti e famiglie: meno veicoli in sosta o in coda, meno congestione, minore esposizione agli inquinanti e attraversamenti più sicuri.</p>
<p>A Londra, per esempio, un’analisi condotta su 18 scuole ha rilevato una <strong>riduzione del biossido</strong> di azoto del 23% negli orari di accesso scolastico. E su questa logica si muove S.P.A.C.E., combinando limitazioni al traffico, promozione degli spostamenti a piedi e in bicicletta, interventi temporanei di ridisegno dello spazio urbano e coinvolgimento diretto di scuole, famiglie e amministrazioni locali.</p>
<h3><strong>Un percorso di 24 mesi per ridisegnare l’accesso alle scuole</strong></h3>
<p>S.P.A.C.E. parte da quattro città italiane: Avellino, Cagliari, Frosinone e Padova, con un progetto della durata di <strong>24 mesi</strong>, avviato da novembre 2025 e sostenuto da Fondazione Unipolis con un contributo di 99.855 euro. Il percorso prevede la realizzazione di strade scolastiche permanenti attraverso la co-progettazione con scuole, famiglie, residenti e amministrazioni locali. Prima le sperimentazioni, con <strong>interventi urbanistici</strong> come chiusure temporanee, arredi mobili, segnaletica provvisoria, giochi e attività educative; poi la <strong>raccolta di dati su traffico</strong> e percezione pubblica; infine, la <strong>progettazione delle soluzioni</strong>, accompagnata da iniziative di <strong>mobility management</strong> scolastico come pedibus, bike to school e tutoraggio per l’uso del trasporto pubblico.</p>
<p>Il progetto coinvolgerà direttamente circa 2.400 studenti, 1.200 familiari, 200 docenti e membri del personale scolastico e oltre 100 operatori locali, con benefici indiretti per più di 15.000 residenti. La posta in gioco, però, va oltre le quattro città: costruire un modello replicabile per un Paese che conta oltre 40.000 sedi scolastiche e in cui la strada davanti a scuola può diventare molto più di un punto di passaggio, tornando a essere spazio pubblico.</p>
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		<title>Le novità della sharing mobility</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/le-novita-della-sharing-mobility/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 15:05:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/le-novita-della-sharing-mobility/" title="Le novità della sharing mobility" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/11/iStock-1308599212_1-300x250.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>La sharing mobility, o mobilità condivisa, è un modello di trasporto basato sull’uso temporaneo e condiviso di veicoli – auto, bici, scooter o monopattini – messi a disposizione da operatori privati tramite app A differenza del noleggio tradizionale, consente un utilizzo flessibile, immediato e sostenibile, perfetto per gli spostamenti urbani di breve durata. L’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha pubblicato il 9° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility 2025; il documento fotografa un settore in crescita nella domanda, ma in contrazione nell’offerta, segno di una fase di [&#8230;]</p>
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<p>A differenza del noleggio tradizionale, consente un utilizzo <strong>flessibile, immediato e sostenibile</strong>, perfetto per gli spostamenti urbani di breve durata.</p>
<p>L’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha pubblicato il <strong>9° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility 2025</strong>; il documento fotografa un settore in <strong>crescita nella domanda</strong>, ma in <strong>contrazione nell’offerta</strong>, segno di una fase di <strong>maturità e consolidamento</strong> per la mobilità condivisa in Italia.</p>
<h3><strong>Domanda in aumento, servizi in calo: la nuova geografia della mobilità condivisa</strong></h3>
<p>La domanda di servizi di sharing mobility in Italia ha raggiunto quasi 60 milioni di noleggi annui nel 2025, con un incremento del 20% rispetto al 2024.</p>
<p>Il settore si consolida dopo anni di boom, diventando un’abitudine quotidiana in molte città italiane.</p>
<p>La <strong>micromobilità</strong> – biciclette e monopattini – rappresenta circa <strong>il 90% dei noleggi totali</strong>, confermandosi la spina dorsale del settore.</p>
<p>Nel dettaglio:</p>
<ul>
<li><strong>Monopattini</strong>: 50% dei noleggi totali, in forte crescita (+30% nel primo quadrimestre 2025)</li>
<li><strong>Biciclette</strong>: 32% dei noleggi, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2022</li>
<li><strong>Auto (carsharing)</strong>: 12%, in calo del 20% nel 2025</li>
<li><strong>Scooter</strong>: 7%, con un leggero ridimensionamento ma buoni livelli di utilizzo</li>
</ul>
<p>Nel complesso, la <strong>sharing mobility italiana</strong> copre oltre <strong>200 milioni di km all’anno</strong>, con una media di 2 km per bici e monopattini, 4,5 km per scooter e 13–24 km per le auto a seconda del modello free-floating o station-based.</p>
<p>Tuttavia, il lato dell’offerta mostra un ridimensionamento: la tendenza è quella di una <strong>concentrazione del servizio nei grandi centri urbani</strong> (Milano, Roma, Bologna, Firenze, Torino), lasciando scoperte molte aree del Centro-Sud. 16 capoluoghi di provincia – tra cui Catanzaro, Prato e Reggio Calabria – hanno perso i propri servizi. Oggi, solo 13 milioni di cittadini vivono oggi in città servite da sharing mobility (–7% rispetto al 2022).</p>
<p>Progetti come il <strong>Fondo Nazionale TPL (0,3%)</strong> e il <strong>Fondo Sociale per il Clima</strong> puntano a colmare questo divario, integrando sharing mobility e trasporto pubblico.</p>
<h3><strong>Le app che semplificano la mobilità condivisa</strong></h3>
<p>La tecnologia è il cuore del sistema.  Applicazioni come <strong>Urbi</strong>, <strong>Dott</strong>, <strong>Lime</strong>, <strong>Ridemovi</strong> o <strong>Corrente</strong> permettono di:</p>
<ul>
<li>localizzare e prenotare il mezzo più vicino,</li>
<li>sbloccare il veicolo tramite QR code,</li>
<li>gestire il pagamento in app.</li>
</ul>
<p>Oggi oltre <strong>il 62% dei veicoli è in modalità free-floating</strong>, cioè con parcheggio libero, una formula che ha aumentato l’utilizzo medio del 12%. Tuttavia, la gestione ordinata degli spazi pubblici resta una priorità: le amministrazioni stanno avviando campagne per promuovere comportamenti corretti e il rispetto del decoro urbano.</p>
<h3><strong>Lo scenario europeo</strong></h3>
<p>Nel confronto europeo, l’Italia mostra una domanda stabile ma un’offerta più ridotta rispetto agli altri principali paesi:</p>
<ul>
<li><strong>Berlino</strong> ha il doppio delle auto in carsharing rispetto a tutta l’Italia.</li>
<li><strong>Parigi</strong>, solo con il suo servizio di bikesharing, totalizza tanti noleggi quanto l’intera sharing mobility italiana.</li>
<li><strong>Amburgo</strong> e <strong>Lione</strong> vantano flotte auto paragonabili a tutto il parco italiano.</li>
</ul>
<p>Queste città beneficiano di <strong>forte integrazione con il trasporto pubblico</strong> e <strong>politiche pubbliche strutturate</strong>, elementi chiave per far crescere un ecosistema più solido.</p>
<h3><strong>Politiche e incentivi: verso l’integrazione con il trasporto pubblico locale</strong></h3>
<p>Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha destinato <strong>lo 0,3% del Fondo Nazionale TPL</strong> (circa 15 milioni di euro annui) al sostegno della sharing mobility.<br />
Otto regioni hanno usato i fondi per <strong>voucher</strong> e <strong>abbonamenti integrati</strong>.<br />
Il caso emblematico è quello dell’<strong>Emilia-Romagna</strong>, dove gli abbonati al trasporto pubblico possono usufruire di <strong>noleggi gratuiti con Corrente e Ridemovi</strong>. Grazie a questa misura, Bologna ha registrato un <strong>+150% di noleggi</strong> rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Dal 2026, il <strong>Fondo Sociale per il Clima</strong> potrà finanziare progetti di mobilità condivisa nelle aree svantaggiate, con l’obiettivo di ridurre la <strong>povertà dei trasporti</strong> e migliorare la <strong>coesione territoriale</strong>.</p>
<h3><strong>Il futuro della mobilità condivisa</strong></h3>
<p>La sharing mobility in Italia è entrata nella sua <strong>fase di maturità</strong>.<br />
Non cresce più in modo esplosivo, ma è ormai una <strong>componente strutturale della mobilità urbana</strong>.<br />
Le sfide dei prossimi anni riguardano:</p>
<ul>
<li>l’integrazione con il trasporto pubblico,</li>
<li>il sostegno alle città medio-piccole,</li>
<li>il rafforzamento dei modelli economici sostenibili per operatori e utenti.</li>
</ul>
<p>Con un adeguato supporto pubblico e politiche mirate, la mobilità condivisa può diventare uno strumento chiave per ridurre la povertà dei trasporti e avvicinare l’Italia all’obiettivo di una mobilità urbana pienamente sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guida distratta: l’AI aiuta a migliorare i controlli su strada</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/guida-distratta-li-aiuta-a-migliorare-i-controlli-su-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 16:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[autovelox]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/guida-distratta-li-aiuta-a-migliorare-i-controlli-su-strada/" title="Guida distratta: l’AI aiuta a migliorare i controlli su strada" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/10/shutterstock_2215934919-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Controlli invisibili, AI sempre attiva, semafori intelligenti e varchi che leggono tutto: ecco come la tecnologia intercetta le infrazioni e riscrive le regole della sicurezza stradale. Le strade moderne sono sorvegliate da una schiera di occhi elettronici progettati per migliorare la sicurezza e far rispettare le regole. Dalle classiche postazioni autovelox ai sistemi Tutor sulle autostrade, fino alle nuove telecamere intelligenti capaci di individuare chi usa il telefono alla guida: la tecnologia mette oggi a disposizione strumenti sempre più evoluti per il controllo automatico delle infrazioni. Questi dispositivi permettono di rilevare comportamenti pericolosi senza la necessità della presenza fisica di [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-6277"></span></p>
<p>Le strade moderne sono sorvegliate da una schiera di occhi elettronici progettati per migliorare la sicurezza e far rispettare le regole. Dalle classiche postazioni autovelox ai sistemi Tutor sulle autostrade, fino alle nuove telecamere intelligenti capaci di individuare chi usa il telefono alla guida: la tecnologia mette oggi a disposizione strumenti sempre più evoluti per il controllo automatico delle infrazioni. Questi dispositivi permettono di rilevare comportamenti pericolosi senza la necessità della presenza fisica di una pattuglia, contribuendo a prevenire incidenti e salvare vite.</p>
<ul>
<li><strong>Dall’autovelox all’intelligenza artificiale: come cambia il controllo sulle strade<br />
</strong>Un’evoluzione che trasforma i controlli stradali da strumenti meccanici a sistemi intelligenti</li>
<li><strong>Controlli urbani: tecnologie contro infrazioni e veicoli irregolari<br />
</strong>Strumenti per rilevare il passaggio col rosso o la mancanza di revisione e assicurazione.</li>
</ul>
<h3><strong>Dall’autovelox all’intelligenza artificiale: come cambia il controllo sulle strade</strong></h3>
<p>Fino a oggi abbiamo conosciuto strumenti come gli autovelox e i Tutor: dispositivi ormai familiari che da anni rappresentano l’ossatura dei controlli stradali. Gli autovelox rilevano la velocità istantanea tramite sensori o laser, fotografando la targa in caso di superamento del limite. I Tutor, più sofisticati, calcolano la velocità media su lunghi tratti autostradali, e le loro versioni più recenti – come il Tutor 3.0 – sono in grado di rilevare anche sorpassi vietati o veicoli contromano. In città, dispositivi come il T-Red sanzionano chi attraversa con il rosso o si ferma oltre la linea di arresto, mentre le telecamere delle ZTL e delle corsie preferenziali sorvegliano gli accessi non autorizzati e verificano la regolarità di assicurazione e revisione.</p>
<p>Negli ultimi anni, i Tutor sono stati aggiornati con tecnologie sempre più sofisticate: le nuove versioni funzionano anche in assenza di illuminazione, leggono targhe di moto e camion, e rilevano eventuali manovre elusive come cambi di corsia o bruschi rallentamenti. Il loro impatto è stato significativo: in molti tratti autostradali, l’introduzione del Tutor ha contribuito a ridurre gli incidenti anche del 30%, grazie alla diminuzione della velocità media.</p>
<p>Ma siamo ormai entrati in una nuova fase della sicurezza stradale. Le tecnologie emergenti non si limitano più a misurare la velocità o il rispetto dei semafori: grazie all’intelligenza artificiale, sono ora in grado di interpretare i comportamenti dei guidatori. In alcune città italiane sono già attive telecamere intelligenti che rilevano automaticamente se chi guida ha il telefono in mano o non indossa la cintura di sicurezza, elaborando le immagini in tempo reale e inviando le informazioni alle autorità.</p>
<p>Un’ulteriore innovazione è rappresentata dai sorpassometri, in fase di adozione su tratti stradali particolarmente pericolosi come curve, dossi o salite. Si tratta di dispositivi capaci di rilevare sorpassi azzardati grazie alla combinazione di sensori e sistemi video integrati. Questi strumenti non solo rendono i controlli più efficaci, ma introducono un vero cambio di paradigma: la sicurezza stradale diventa un sistema proattivo e intelligente, capace di analizzare la realtà del traffico e prevenire i comportamenti a rischio.</p>
<h3><strong>Controlli urbani: tecnologie contro infrazioni e veicoli irregolari</strong></h3>
<p>Nelle città, le telecamere ai semafori rappresentano un altro presidio fondamentale per la sicurezza. Sistemi come il T-Red combinano videocamere e sensori a induzione posti sull’asfalto per rilevare i veicoli che attraversano l’incrocio con il semaforo rosso. Oltre alla violazione del rosso, possono rilevare anche il mancato rispetto della linea di arresto, un comportamento che può mettere a rischio la sicurezza dei pedoni.</p>
<p>Un altro sistema molto diffuso è quello delle telecamere ai varchi ZTL (Zone a Traffico Limitato) e delle corsie riservate a bus e taxi. Oltre a controllare gli accessi, questi dispositivi sono spesso collegati a banche dati che verificano in tempo reale lo stato di assicurazione e revisione del veicolo. In caso di irregolarità, i dati vengono automaticamente trasmessi alle autorità per ulteriori accertamenti. Questa rete di controllo si dimostra utile anche per individuare veicoli rubati o coinvolti in reati, contribuendo ad aumentare la sicurezza urbana.</p>
<p>Nel complesso, questi dispositivi rappresentano un sistema di monitoraggio sempre più capillare e intelligente. Non si tratta solo di “punire” chi commette un’infrazione, ma di agire in chiave preventiva volta a educare e incoraggiare comportamenti più prudenti. E se la tecnologia può davvero contribuire a salvare vite, ben venga ogni strumento che ci aiuti a guidare con maggiore<br />
responsabilità e sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://blog.linear.it/new-mobility/guida-distratta-li-aiuta-a-migliorare-i-controlli-su-strada/">Guida distratta: l’AI aiuta a migliorare i controlli su strada</a> sembra essere il primo su <a href="https://blog.linear.it">Blog Linear</a>.</p>
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		<title>Settimana Europea della Mobilità 2025 per costruire città inclusive, sostenibili e accessibili</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/settimana-europea-della-mobilita-2025-per-costruire-citta-inclusive-sostenibili-e-accessibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 14:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana Europea della Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/settimana-europea-della-mobilita-2025-per-costruire-citta-inclusive-sostenibili-e-accessibili/" title="Settimana Europea della Mobilità 2025 per costruire città inclusive, sostenibili e accessibili" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/09/2025-EMW-Banner-EN-300x250.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Dal 16 al 22 settembre torna la campagna della Commissione europea dedicata alla mobilità urbana sostenibile. Il tema scelto è “Mobilità per tutti”, mettendo al centro l’inclusione sociale e il diritto universale a spostarsi La Settimana Europea della Mobilità 2025 torna dal 16 al 22 settembre con l’obiettivo di rendere i trasporti accessibili, sicuri e sostenibili per tutti. Non solo un evento simbolico, ma un laboratorio diffuso dove città e comunità sperimentano nuove soluzioni per spostarsi meglio e inquinare meno. Il tema di quest’anno, “Mobilità per tutti”, richiama l’urgenza di contrastare la povertà dei trasporti e garantire pari opportunità di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.linear.it/new-mobility/settimana-europea-della-mobilita-2025-per-costruire-citta-inclusive-sostenibili-e-accessibili/">Settimana Europea della Mobilità 2025 per costruire città inclusive, sostenibili e accessibili</a> sembra essere il primo su <a href="https://blog.linear.it">Blog Linear</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/settimana-europea-della-mobilita-2025-per-costruire-citta-inclusive-sostenibili-e-accessibili/" title="Settimana Europea della Mobilità 2025 per costruire città inclusive, sostenibili e accessibili" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/09/2025-EMW-Banner-EN-300x250.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p><strong>Dal 16 al 22 settembre torna la campagna della Commissione europea dedicata alla mobilità urbana sostenibile. Il tema scelto è “Mobilità per tutti”, mettendo al centro l’inclusione sociale e il diritto universale a spostarsi</strong></p>
<p><span id="more-6264"></span></p>
<p>La Settimana Europea della Mobilità 2025 torna dal 16 al 22 settembre con l’obiettivo di rendere i trasporti accessibili, sicuri e sostenibili per tutti. Non solo un evento simbolico, ma un laboratorio diffuso dove città e comunità sperimentano nuove soluzioni per spostarsi meglio e inquinare meno. Il tema di quest’anno, <em>“Mobilità per tutti”</em>, richiama l’urgenza di contrastare la povertà dei trasporti e garantire pari opportunità di movimento. Dai Comuni alle associazioni, dalle scuole alle imprese, ogni attore è chiamato a contribuire con iniziative concrete e durature.</p>
<ul>
<li><strong>Un evento che cambia le città</strong><br />
Il principale appuntamento europeo dedicato a ripensare lo spazio urbano e i trasporti</li>
<li><strong>“Mobilità per tutti” per accedere al lavoro, istruzione, servizi</strong><br />
Contrastare la povertà dei trasporti e garantire accesso equo e sicuro ai servizi di mobilità</li>
<li><strong>Dalle città ai cittadini</strong><br />
Le modalità con cui Comuni, scuole, associazioni e imprese possono aderire alla campagna</li>
<li><strong>Linee guida europee per l’inclusione</strong><br />
Design, diversità, accessibilità, partecipazione comunitaria e cooperazione territoriale</li>
</ul>
<h3><strong>Un evento che cambia le città</strong></h3>
<p>Dal 2002 la <strong>Settimana Europea della Mobilità (European Mobility Week)</strong> è diventata un appuntamento importante nel calendario delle città europee. Ogni anno, dal 16 al 22 settembre, migliaia di Comuni organizzano eventi, sperimentazioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti urbani, incentivare l’uso dei mezzi pubblici e restituire spazi alla socialità.<br />
L’iniziativa non è solo simbolica: le amministrazioni utilizzano la settimana per testare soluzioni che in molti casi diventano strutturali – come piste ciclabili, zone pedonali, sistemi di sharing o interventi di sicurezza stradale. Ad esempio, durante la <strong>Giornata senza auto</strong> intere aree urbane vengono riservate a pedoni, ciclisti e trasporto pubblico, trasformandosi in laboratori a cielo aperto di una mobilità diversa.</p>
<p><strong>“Mobilità per tutti” per accedere al lavoro, istruzione, servizi </strong></p>
<p>Ogni edizione della campagna ruota intorno a un filo conduttore. Nel 2025 il tema scelto è <strong>“Mobilità per tutti”</strong>, un richiamo alla necessità di rendere equi e inclusivi i sistemi di trasporto.<br />
La mobilità è infatti una condizione fondamentale per accedere al lavoro, all’istruzione, alla sanità e ai servizi di base. Tuttavia, milioni di cittadini europei sperimentano la cosiddetta <strong>povertà dei trasporti</strong>: costi troppo alti, scarse connessioni nelle aree periferiche o rurali, infrastrutture non accessibili a persone con disabilità. La sfida è quindi garantire che ogni persona, indipendentemente da reddito, genere, età o condizione fisica, possa contare su mezzi sicuri, convenienti e sostenibili. Camminare, andare in bicicletta o usare i trasporti pubblici devono diventare opzioni realmente praticabili per tutti.</p>
<h3><strong>Dalle città ai cittadini</strong></h3>
<p>Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) coordina la partecipazione italiana alla Settimana Europea della Mobilità, incoraggiando i Comuni a iscriversi e a proporre attività coerenti con il tema annuale. Gli obiettivi della partecipazione sono i seguenti:</p>
<ul>
<li>organizzare eventi o attività sulla mobilità sostenibile;</li>
<li>introdurre o promuovere misure permanenti, come nuove piste ciclabili, servizi di sharing o interventi infrastrutturali;</li>
<li>istituire una <strong>Giornata senza auto</strong>, idealmente il 22 settembre, chiudendo strade e piazze al traffico veicolare privato.</li>
</ul>
<p>I Comuni che aderiranno a tutti e tre i criteri potranno concorrere all’<strong>EUROPEANMOBILITYWEEK Award</strong> che premia le città più virtuose a livello europeo. Ma la partecipazione non è limitata alle amministrazioni: aziende, scuole, ONG e associazioni possono proporre la propria <strong>Azione per la Mobilità</strong>, condividere buone pratiche e concorrere al <strong>MobilityAction Award</strong>, il riconoscimento dedicato ai progetti non istituzionali più efficaci nel generare cambiamento e buone pratiche condivisibili in tutta Europa.</p>
<h3><strong>Linee guida europee per l’inclusione</strong></h3>
<p>In concomitanza con la settimana della mobilità per tutti, sono state condivise delle linee guida europee, individuando quattro assi portanti per trasformare i principi in realtà:</p>
<ol>
<li><strong>Design per tutti</strong><br />
Significa pensare trasporti e infrastrutture senza barriere: autobus accessibili, marciapiedi sicuri, segnaletica chiara, illuminazione adeguata. Anche i servizi digitali devono essere intuitivi e inclusivi, evitando esclusioni per mancanza di competenze tecnologiche.</li>
<li><strong>Diversità, convenienza e affidabilità</strong><br />
La mobilità inclusiva è quella che offre <strong>più opzioni integrate</strong>: autobus, tram, treni, sharing, bici, camminate. Non basta l’offerta: i servizi devono essere affidabili, puntuali e soprattutto economicamente accessibili, con tariffe solidali, sconti e incentivi.</li>
<li><strong>Coinvolgere l’intera comunità</strong><br />
La mobilità non si costruisce dall’alto. Serve co-progettazione con cittadini, associazioni di quartiere, gruppi di rappresentanza e realtà civiche. Solo così le soluzioni rispondono a bisogni concreti e diventano socialmente accettate.</li>
<li><strong>Cooperazione tra territori</strong><br />
Gli spostamenti non si fermano ai confini amministrativi. Per garantire continuità del servizio bisogna favorire la collaborazione tra città, regioni e aree metropolitane, pensando a sistemi di mobilità integrati che includano anche aree rurali e periferiche.</li>
</ol>
<p>Queste linee guida offrono un quadro pratico e replicabile, che può trasformare la Settimana Europea della Mobilità in un percorso di cambiamento strutturale, con benefici ambientali, sociali ed economici.</p>
<p>La Settimana Europea della Mobilità 2025 non è solo una campagna di sensibilizzazione, ma un banco di prova per immaginare città più giuste e vivibili. La sfida è ambiziosa: superare la povertà dei trasporti e fare della mobilità sostenibile un diritto universale. Per i Comuni, le imprese e la società civile è un’occasione unica per trasformare visioni in azioni concrete, mettendo al centro le persone e il loro diritto a muoversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>AI al volante: come l’Intelligenza Artificiale previene gli incidenti stradali</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/come-lintelligenza-artificiale-previene-gli-incidenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/come-lintelligenza-artificiale-previene-gli-incidenti/" title="AI al volante: come l’Intelligenza Artificiale previene gli incidenti stradali" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/07/shutterstock_2482301687-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Dall’auto che frena da sola al semaforo che regola il traffico in tempo reale, l’Intelligenza Artificiale sta rendendo le strade più sicure. Tecnologie intelligenti aiutano a prevenire distrazioni, riconoscere situazioni di rischio e supportare il conducente in modo attivo Negli ultimi anni le automobili sono diventate sempre più “intelligenti”, integrando sistemi avanzati che assistono il guidatore e mirano a prevenire gli incidenti stradali prima che avvengano. Considerando che circa il 90% degli incidenti gravi è dovuto a errore umano, l’intervento dell’AI può aiutare a evitare distrazioni e decisioni sbagliate durante la guida. Dall’assistenza alla guida, ai veicoli connessi, fino al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/come-lintelligenza-artificiale-previene-gli-incidenti/" title="AI al volante: come l’Intelligenza Artificiale previene gli incidenti stradali" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/07/shutterstock_2482301687-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p><strong>Dall’auto che frena da sola al semaforo che regola il traffico in tempo reale, l’Intelligenza Artificiale sta rendendo le strade più sicure. Tecnologie intelligenti aiutano a prevenire distrazioni, riconoscere situazioni di rischio e supportare il conducente in modo attivo</strong></p>
<p><span id="more-6229"></span></p>
<p>Negli ultimi anni le automobili sono diventate sempre più “intelligenti”, integrando sistemi avanzati che assistono il guidatore e mirano a prevenire gli incidenti stradali prima che avvengano. Considerando che circa il 90% degli incidenti gravi è dovuto a errore umano, l’intervento dell’AI può aiutare a evitare distrazioni e decisioni sbagliate durante la guida. Dall’assistenza alla guida, ai veicoli connessi, fino al monitoraggio della stanchezza e all’analisi dei comportamenti al volante, vediamo esempi concreti e attuali di come l’Intelligenza Artificiale stia contribuendo a rendere le strade più sicure.</p>
<ul>
<li><strong>Sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS)<br />
</strong>Tecnologie intelligenti che supportano il conducente, riducendo gli errori e prevenendo collisioni.</li>
<li><strong> Veicoli connessi e comunicazione intelligente<br />
</strong>Auto che dialogano tra loro e con le infrastrutture per anticipare pericoli.</li>
<li><strong>Prevenzione della distrazione del conducente<br />
</strong>L’AI monitora occhi e comportamenti per segnalare distrazioni e colpi di sonno.</li>
<li><strong>Infrastrutture stradali intelligenti e analisi predittiva del rischio<br />
</strong>Strade e semafori “smart” analizzano i dati per identificare zone critiche e prevenire incidenti.</li>
<li><strong>Verso un futuro a incidenti zero?<br />
</strong>L’AI sta trasformando la sicurezza stradale, combinando tecnologia, dati e prevenzione</li>
</ul>
<h3><strong>Sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS)</strong></h3>
<p>Una delle applicazioni più diffuse dell’AI per la sicurezza stradale sono i sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), già presenti su molte auto moderne. Queste tecnologie <strong>supportano attivamente il conducente</strong>, riducendo il rischio di errore umano. Ecco alcuni esempi di ADAS e il loro contributo alla prevenzione degli incidenti:</p>
<ul>
<li><strong>Frenata Automatica di Emergenza (AEB)</strong> – Un sistema che rileva ostacoli o veicoli davanti all’auto e frena autonomamente se il guidatore non reagisce in tempo. L’AEB si è dimostrata molto efficace: secondo studi recenti riduce di quasi la metà (fino al 49%) i tamponamenti posteriori rispetto alle auto prive di questo sistema. Molte versioni avanzate riconoscono anche pedoni e ciclisti: i veicoli con frenata automatica “pedestrian AEB” hanno registrato circa il 27% in meno di investimenti di pedoni, contribuendo a salvare vite soprattutto nei centri urbani.</li>
<li><strong>Mantenimento della corsia e avviso di uscita (LKA/LDW)</strong> – Telecamere e algoritmi di visione artificiale monitorano le linee della carreggiata. Se l’auto sta per deviare involontariamente dalla propria corsia, il sistema avvisa il conducente (tramite segnali acustici o vibrazioni) e in alcuni casi agisce sul volante o sui freni per riportare il veicolo in traiettoria. Questa tecnologia aiuta a prevenire sbandamenti e uscite di strada dovute a distrazione o colpi di sonno.</li>
<li><strong>Cruise control adattivo e riconoscimento dei pericoli</strong> – L’AI permette al <em>cruise control</em> tradizionale di diventare “intelligente”: l’auto adatta automaticamente la velocità mantenendo la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, frenando e accelerando al bisogno. Sensori radar, lidar e telecamere lavorano insieme per riconoscere veicoli, pedoni o ostacoli improvvisi, alleggerendo lo stress del guidatore e riducendo il rischio di tamponamenti. Molte auto frenano anche se un pedone attraversa all’improvviso o se compare un ostacolo non visibile al guidatore.</li>
</ul>
<p>Grazie a questi sistemi di assistenza, già <strong>oggi si osservano meno incidenti</strong>. Le auto dotate di frenata automatica hanno <strong>tassi di sinistri e di infortuni significativamente inferiori</strong> rispetto agli stessi modelli privi di tali aiuti. Inoltre, dal 2024 la <a href="https://blog.linear.it/leggi-e-normative/sistemi-avanzati-di-sicurezza-alla-guida-obbligatori-dal-prossimo-luglio-ecco-cosa-prevede-la-normativa-europea-2144-2019/" target="_blank" rel="noopener">legislazione europea</a> rende obbligatori su tutte le nuove auto diversi ADAS di sicurezza, tra cui la frenata automatica e il regolatore intelligente di velocità (ISA). L’obiettivo è accelerare la diffusione di queste tecnologie salvavita e avvicinarsi alla <em>Vision Zero</em>, l’ambizioso traguardo di zero vittime sulle strade entro il 2050.</p>
<h3><strong>Veicoli connessi e comunicazione intelligente</strong></h3>
<p>Un altro campo in cui l’Intelligenza Artificiale sta cambiando la sicurezza stradale è quello dei <strong>veicoli connessi</strong>. Con questo termine si indicano automobili capaci di comunicare tra loro (tecnologia V2V, vehicle-to-vehicle) e con le infrastrutture stradali (V2I, vehicle-to-infrastructure). Grazie a queste comunicazioni in tempo reale, coordinate da sistemi AI, <strong>le auto possono avvisarsi a vicenda di potenziali pericoli e adattare la guida di conseguenza</strong>.</p>
<p>Immaginiamo, ad esempio, che un’auto più avanti freni bruscamente per un ostacolo: un veicolo connesso può trasmettere immediatamente un segnale alle auto che seguono, allertando i loro sistemi di frenata automatica. Questo riduce il rischio di tamponamenti a catena. Allo stesso modo, i veicoli possono inviare informazioni ai semafori o ai cartelli stradali intelligenti: se c’è traffico intenso o un incidente su una certa strada, i limiti di velocità e i tempi dei semafori potrebbero adeguarsi automaticamente per gestire meglio il flusso ed evitare ulteriori collisioni.</p>
<p>In ambiente urbano, l’AI viene sperimentata per ottimizzare la circolazione e individuare situazioni pericolose. A Barcellona, ad esempio, telecamere a bordo di autobus pubblici sono state dotate di algoritmi di <em>computer vision</em> per mappare i punti del percorso con frequenti incidenti tra veicoli e pedoni. Identificando questi “punti caldi” in modo proattivo, le autorità possono intervenire (ad esempio migliorando la segnaletica o la progettazione stradale) prima che avvengano altri incidenti. Più in generale, la connessione costante tra veicoli e infrastrutture creerà un ecosistema in cui l’AI potrà prevedere e mitigare i rischi in tempo reale, rendendo il traffico più sicuro per tutti.</p>
<h3><strong>Prevenzione della distrazione del conducente</strong></h3>
<p><strong>Guidare distratti</strong>, soprattutto a causa dello smartphone, è diventata una delle maggiori cause di incidenti. In Italia, circa il 15% degli incidenti è legato a distrazioni al volante, spesso dovute al telefonino. Basti pensare che un sondaggio del 2023 ha rivelato come <strong>1 automobilista su 10 abbia <a href="https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/il-10-degli-automobilisti-gira-video-alla-guida/" target="_blank" rel="noopener">filmato un video con il cellulare </a></strong><strong> mentre guidava</strong> – un comportamento estremamente pericoloso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’uso del telefono durante la guida quadruplica il rischio di incidente.</p>
<p>Per combattere le distrazioni, si stanno sviluppando soluzioni tecnologiche basate sull’AI sia a bordo delle vetture che all’esterno. Un esempio rivoluzionario è dato dai <strong>sistemi di monitoraggio del conducente</strong> (Driver Monitoring Systems): telecamere a infrarossi montate sul cruscotto che osservano il volto e gli occhi di chi guida. Questi sistemi, grazie al riconoscimento facciale e algoritmi intelligenti, <strong>captano in tempo reale segnali di disattenzione o colpi di sonno</strong> – ad esempio se lo sguardo si sposta continuamente dal volante al telefono, o se gli occhi rimangono chiusi troppo a lungo. In caso di distrazione prolungata, l’auto emette immediatamente <a href="https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/allarme-distrazioni-al-volante-nuove-tecnologie-anti-incidenti/" target="_blank" rel="noopener">allarmi sonori e visivi per richiamare l’attenzione</a> del guidatore.</p>
<p>Le versioni più avanzate di questa tecnologia non si limitano ad avvisare, ma possono intervenire direttamente: dal <strong>limitare le funzionalità dello smartphone</strong> (bloccando notifiche e chiamate) fino a rallentare gradualmente il veicolo se il conducente continua a non reagire. Dal luglio 2024 l’Unione Europea ha reso obbligatoria l’installazione di questi sistemi anti-distrazione su tutte le nuove auto immatricolate. Ciò significa che chi guida non potrà più permettersi di chattare o guardare video al volante: la macchina stessa lo impedirà, contribuendo a evitare tragedie dovute a un attimo di distrazione.</p>
<p>Anche <strong>fuori dall’auto</strong> l’intelligenza artificiale aiuta le forze dell’ordine a contrastare comportamenti pericolosi. In Australia, ad esempio, sono state introdotte telecamere stradali intelligenti (sistema <em>Heads-Up</em> di Acusensus) capaci di guardare all’interno dei veicoli in transito e, tramite algoritmi di visione artificiale, individuare chi utilizza il telefono mentre guida. I risultati sono stati impressionanti: nei primi due anni dall’adozione di questi dispositivi, nello stato del Nuovo Galles del Sud gli incidenti mortali sono diminuiti del <strong>22%</strong> e l’uso del cellulare al volante è crollato di oltre l’<strong>80%</strong>. Questa tecnologia, invisibile agli automobilisti e funzionante con qualsiasi condizione di luce, sta suscitando interesse anche in Europa, perché permette di <strong>sanzionare in modo mirato le infrazioni</strong> e soprattutto di dissuadere i guidatori dal tenere comportamenti rischiosi. Meno distrazioni si traducono in meno incidenti – e l’AI si sta rivelando un alleato fondamentale per raggiungere questo obiettivo.</p>
<h3><strong>Infrastrutture stradale intelligenti e analisi predittiva del rischio</strong></h3>
<p>Parallelamente al monitoraggio a bordo dei veicoli, l’IA viene applicata anche a livello di <strong>infrastruttura stradale</strong> e pianificazione urbana per migliorare la sicurezza. Una strada “intelligente” equipaggiata con sensori e videocamere può dialogare con i veicoli e contribuire a prevenire situazioni pericolose. Ad esempio, nel <strong>Regno Unito</strong> nel 2024 sono state introdotte <strong>telecamere stradali potenziate da AI</strong> in grado di rilevare automaticamente comportamenti scorretti come l’uso del cellulare alla guida o la mancata cintura allacciata, fotografando i trasgressori e inviando multe. Queste “smart camera” vanno oltre il semplice autovelox: grazie alla visione artificiale analizzano in tempo reale l’abitacolo dei veicoli in transito e identificano infrazioni che prima richiedevano l’intervento umano diretto (es. agenti sul ciglio della strada). In <strong>Australia</strong>, sistemi analoghi denominati Behavior Awareness Monitors sono stati sperimentati per sorvegliare le autostrade: essi <strong>analizzano in tempo reale la condotta di guida</strong> e riconoscono situazioni come il tailgating (mantenere una distanza troppo breve dal veicolo che precede) o l’uso dello smartphone, fornendo poi <strong>feedback immediato</strong> al conducente per correggersi. Se viene rilevato comportamento a rischio, il sistema mostra sul momento un messaggio sul bordo della strada: un lampeggio rosso “Too Close” o “Put your phone down”, oppure un messaggio verde di approvazione se il conducente rispetta le norme. Questi approcci coniugano quindi il controllo automatizzato dell’infrastruttura con l’educazione “sul momento” degli utenti, creando un ambiente stradale più sicuro.</p>
<p>L’AI supporta anche le <strong>decisioni di safety management</strong> sulle reti stradali più ampie. Attraverso l’analisi predittiva di dati storici di incidenti e condizioni del traffico, i modelli possono individuare <strong>punti neri</strong> (hotspot) o intervalli temporali critici. Ad esempio, ricercatori del MIT e del Qatar Center for AI hanno sviluppato un modello di deep learning capace di <strong>generare mappe ad alta risoluzione del rischio di incidente</strong> sulle mappe stradali. Alimentato con dati eterogenei (statistiche di sinistri passati, immagini satellitari del territorio, tracce GPS di veicoli e caratteristiche della rete viaria), il modello evidenzia le zone con maggiore probabilità di incidente futuro, aiutando sia i guidatori (che potrebbero ricevere avvisi entrando in una zona “rossa”) sia i pianificatori urbani. Sapere dove è alto il rischio consente infatti alle autorità di <strong>intervenire sulle infrastrutture</strong>: ad esempio, se un incrocio risulta tra i più pericolosi in città, si possono installare semafori con tempi adattivi, migliorare la segnaletica, aggiungere dossi rallentatori o separare meglio i flussi di traffico.</p>
<p>Un altro campo in cui l’IA sta contribuendo è la gestione adattiva del traffico per <strong>ridurre le occasioni di incidente</strong>. Sistemi di <strong>Traffic Management</strong> avanzati utilizzano sensori nelle strade (spires, radar, videocamere) i cui dati vengono interpretati da algoritmi AI per ottimizzare i flussi. Ad esempio, l’IA può regolare in modo dinamico la <strong>temporizzazione dei semafori</strong> in una città in base al flusso reale di veicoli, riducendo gli incolonnamenti e le situazioni di conflitto agli incroci – questo ha l’effetto di abbassare i tassi di tamponamento e scontri in intersezione grazie a una minore congestione. Allo stesso modo può variare <strong>i limiti di velocità</strong> su tratti autostradali in funzione delle condizioni (meteo, densità traffico) per mantenere la circolazione più sicura e uniforme. L’IA è anche impiegata per <strong>prioritizzare gli interventi stradali</strong>: analizzando i dati degli incidenti e della viabilità, si possono evidenziare le strade che più beneficerebbero di manutenzioni (nuovo manto stradale, illuminazione potenziata, ecc.) perché magari buche o segnaletica carente lì stanno contribuendo a incidenti.</p>
<p>Dal punto di vista quantitativo, anche la <strong>predittività dei modelli AI</strong> applicati alla sicurezza stradale continua a migliorare. Tecniche di machine learning o le reti neurali analizzano enormi dataset di incidenti e comportamenti per affinare le previsioni raggiungendo un <strong>82% di accuratezza</strong> nel classificare correttamente il livello di rischio di incidenti su strade ad alto pericolo (con precisione dell’88% e recall del 76%), superando algoritmi più semplici come la regressione logistica (ferma attorno al 70% di accuratezza). Ciò significa che l’IA è in grado di imparare combinazioni non ovvie di fattori (es. limite di velocità della strada, ora di punta, tipo di veicoli presenti, ecc.) che portano spesso a incidenti, e di <strong>segnalare in anticipo</strong> quelle condizioni. Tali modelli potrebbero alimentare, ad esempio, sistemi di <strong>allerta territoriale</strong>: un domani, il navigatore dell’auto o lo smartphone potrebbero avvisare il conducente con messaggi tipo “Attenzione: il tratto che stai per percorrere ha un rischio incidente elevato, guida con prudenza”, basandosi sulle previsioni dell’IA.</p>
<h3><strong>Verso un futuro a incidenti zero?</strong></h3>
<p>L’uso dell’Intelligenza Artificiale per prevenire incidenti stradali è un campo in rapida evoluzione. Ogni anno le automobili diventano più sicure e connesse, e le istituzioni introducono normative per accelerare questo progresso (come l’obbligo di ADAS e sistemi anti-distrazione di cui abbiamo parlato). Gli effetti positivi già si vedono: tecnologie come la frenata automatica di emergenza, il mantenimento di corsia e il controllo della distrazione <strong>stanno salvando vite ogni giorno</strong>, riducendo in modo misurabile il numero di collisioni e di vittime sulle strade.</p>
<p>Certo, la visione zero incidenti non potrà prescindere dal comportamento umano: l’AI è un supporto potentissimo, ma il guidatore rimane una componente chiave della sicurezza. Un automobilista prudente e attento può anticipare situazioni che i sensori ancora non colgono; d’altro canto, l’AI può arrivare dove l’occhio umano non riesce (ad esempio di notte, o “vedendo” oltre l’angolo grazie alla connessione tra veicoli). La strada verso <strong>zero incidenti</strong> sarà probabilmente graduale, ma già oggi possiamo contare su alleati tecnologici un tempo impensabili. Grazie alle auto sempre più intelligenti e infrastrutture connesse – guidare diventerà anno dopo anno un’attività meno rischiosa per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Auto a guida autonoma e sicurezza: siamo pronti in Italia?</title>
		<link>https://blog.linear.it/new-mobility/auto-a-guida-autonoma-e-sicurezza-siamo-pronti-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 05:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[Automotive]]></category>
		<category><![CDATA[guida autonoma]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/new-mobility/auto-a-guida-autonoma-e-sicurezza-siamo-pronti-in-italia/" title="Auto a guida autonoma e sicurezza: siamo pronti in Italia?" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/04/shutterstock_2597125675-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Dai robotaxi alle prime sperimentazioni italiane, la guida autonoma promette più sicurezza e mobilità inclusiva. Ma tra sfide tecnologiche, nodi normativi e diffidenza sociale, il nostro Paese è davvero pronto a fare il salto? La guida autonoma è uno dei grandi trend del settore automotive, dagli Stati Uniti alla Cina, i veicoli senza conducente stanno passando dai prototipi alla realtà quotidiana, promettendo di rivoluzionare la mobilità. Tuttavia, ci sono ancora ostacoli da superare e dubbi da risolvere. A che punto siamo oggi e soprattutto l’Italia è pronta ad affrontare questa innovazione sulle proprie strade? Lo scenario globale della guida autonoma [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-6175"></span></p>
<p>La guida autonoma è uno dei grandi trend del settore automotive, dagli Stati Uniti alla Cina, i veicoli senza conducente stanno passando dai prototipi alla realtà quotidiana, promettendo di rivoluzionare la mobilità. Tuttavia, ci sono ancora ostacoli da superare e dubbi da risolvere. A che punto siamo oggi e soprattutto l’Italia è pronta ad affrontare questa innovazione sulle proprie strade?</p>
<ul>
<li><strong>Lo scenario globale della guida autonoma<br />
</strong>Un trend con un mercato di 400 milioni di dollari</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Vantaggi, svantaggi e incertezze della guida autonoma<br />
</strong>Dubbi su ostacoli improvvisi, manovre complesse, privacy e hacker</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>La situazione in Italia: sperimentazioni e normativa<br />
</strong>Politecnici e Università stanno sperimentando soluzioni molto interessanti</li>
</ul>
<h3><strong>Lo scenario globale della guida autonoma</strong></h3>
<p>La tecnologia dei veicoli autonomi sta compiendo progressi notevoli, anche se più lentamente rispetto alle previsioni più ottimistiche di qualche anno fa. Già da tempo circolano auto dotate di sistemi di assistenza avanzata (livelli 1 e 2 SAE), ma solo di recente iniziano ad affacciarsi sul mercato soluzioni di autonomia più evoluta, in cui il guidatore può persino togliere le mani dal volante in determinate condizioni​.</p>
<p>La classificazione dei livelli di guida autonoma è composta da sei categorie, dal livello 0 al livello 5, definiti dalla Society of Automotive Engineers (SAE). Questi sono i livelli per distinguere le funzionalità automatizzate che un veicolo può svolgere, fino ad arrivare alla guida completamente autonoma.</p>
<ul>
<li><strong>Livello 0: </strong>Auto &#8220;storiche&#8221; con guida totalmente affidata al conducente, senza interventi elettronici del veicolo.</li>
<li><strong>Livello 1: </strong>Auto con sistemi di guida assistita di base, come l&#8217;ABS e il Cruise Control, che operano durante la frenata, accelerazione e rilevamento di corsia.</li>
<li><strong>Livello 2: </strong>Auto a guida autonoma parziale, con intervento in frenata e accelerazione in caso di pericolo.</li>
<li><strong>Livello 3: </strong>Automazione condizionale, in cui l&#8217;auto può sostituire il guidatore in alcune situazioni</li>
<li><strong>Livello 4: </strong>Elevata automazione, in cui l&#8217;auto è in grado di monitorare l&#8217;ambiente circostante tramite sensori e compiere istruzioni di guida. Il guidatore può intervenire ma l&#8217;auto può operare autonomamente.</li>
<li><strong>Livello 5: </strong>Piena automazione in cui l&#8217;auto può gestire completamente la guida senza alcun intervento umano, adattandosi a scenari complessi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo stime di McKinsey, entro il 2035 la guida autonoma potrebbe generare un giro d’affari annuo tra <strong>300 e 400 miliardi di dollari</strong>​, confermando così le enormi aspettative economiche alimentate attorno a questo settore. A livello globale si contano decine di aziende tech e case automobilistiche impegnate nello sviluppo di sistemi a guida autonoma, con investimenti di miliardi di dollari.</p>
<p>Ad esempio, <strong>Waymo</strong>, la divisione di Google/Alphabet, è considerata pioniera in questo settore: dal 2009 i suoi veicoli hanno percorso oltre 22 milioni di miglia su strade pubbliche in più di 25 città americane​, accumulando dati preziosi. Progetti pilota di taxi autonomi sono già attivi: ad esempio i robotaxi di Waymo operano commercialmente a Phoenix, San Francisco, Los Angeles e Austin, offrendo passaggi senza conducente al pubblico.​</p>
<p>Un’altra Big Corporate come Tesla, ha seguito un approccio diverso, introducendo gradualmente ai clienti funzioni di guida assistita sempre più avanzate (il controverso software “Full Self-Driving”), che però al 2025 rimangono di Livello 2 SAE – dunque l’auto non è davvero autonoma e richiede la supervisione umana.</p>
<p>Le prospettive a lungo termine indicano un potenziale enorme in termini di sicurezza stradale e trasformazione della mobilità. L’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) prevede che entro il 2040 ben il <em>75%</em> delle auto circolanti nel mondo potrebbe essere autonomo​. Inoltre, un rapporto KPMG stima addirittura che a regime l’adozione diffusa di veicoli senza conducente potrebbe ridurre <strong>quasi del 90%</strong> la frequenza degli incidenti entro il 2050​, eliminando l’errore umano dalla guida.</p>
<h3><strong>Vantaggi, svantaggi e incertezze della guida autonoma</strong></h3>
<p>La guida autonoma degli autoveicoli porta con sé grandi potenzialità ma anche incognite. Il principale beneficio atteso è un netto miglioramento della <strong>sicurezza stradale</strong>: eliminando l’errore umano (causa del 90% degli incidenti), i veicoli autonomi promettono di ridurre drasticamente il numero di sinistri.<br />
I sensori avanzati (radar, telecamere etc…) e gli algoritmi di Intelligenza artificiale possono reagire più velocemente di un uomo di fronte ai pericoli, evitando ostacoli improvvisi e mantenendo una guida prudente, in ogni istante​. Si eviterebbero, così, incidenti dovuti a distrazione, stanchezza, abuso di alcol o imprudenze varie.</p>
<p>Oltre alla sicurezza, la guida autonoma offre vantaggi di efficienza: il traffico potrebbe diventare più scorrevole grazie ad auto capaci di coordinarsi tra loro e ottimizzare così velocità e distanze; il tempo passato in auto potrebbe essere recuperato per altre attività e categorie di persone oggi escluse dalla mobilità (anziani non patentati, disabili non in grado di guidare) potrebbero spostarsi in autonomia grazie a robotaxi o navette senza conducente.</p>
<p>In prospettiva, la diffusione di veicoli a guida autonoma potrebbe anche ridisegnare le città: meno bisogno di parcheggi (le auto possono muoversi da sole dopo aver lasciato i passeggeri), servizi di sharing più efficienti, minore inquinamento grazie a una guida ottimizzata e all’integrazione con l’elettrico.</p>
<p>Ma esistono ancora limitazioni tecnologiche e questioni aperte che rappresentano veri e propri punti deboli. I sistemi di guida autonoma attuali faticano in molte situazioni complesse: condizioni meteorologiche avverse (neve, ghiaccio, pioggia forte) possono accecare sensori e telecamere; la gestione di scenari imprevisti o caotici (strade senza segnaletica, cantieri improvvisi, comportamenti anomali di altri utenti della strada) rimane difficoltosa per l’AI. Non a caso, la gran parte dei programmi di guida autonoma oggi limita l’operatività a determinate aree geografiche ben mappate, e condizioni specifiche (le cosiddette operational design domain). “Driverless”, infatti, non significa infallibile: alcuni incidenti avvenuti nei test lo dimostrano, ad esempio veicoli autonomi incapaci di gestire correttamente svolte complicate o casi di ostacoli in carreggiata​.</p>
<p>Vi sono poi i dilemmi etici: come deve reagire un’auto autonoma in una situazione di emergenza in cui qualunque azione potrebbe causare vittime? Al momento non ci sono risposte largamente condivise.</p>
<p>Un altro aspetto critico è quello normativo e legale. Le leggi stradali attuali in molti Paesi non contemplano ancora il caso di veicoli che guidano da soli senza intervento umano. Chi è legalmente responsabile in caso di incidente? Come assicurare un’auto senza conducente?</p>
<p>Molte nazioni stanno aggiornando il proprio quadro normativo: ad esempio, la Convenzione di Vienna sul traffico stradale è stata emendata per riconoscere i sistemi autonomi; Sottoscritto anche dall&#8217;Unione Europea, l&#8217;articolo rende più semplice la “legalizzazione” della guida autonoma, a partire dagli Adas di livello 3. E nel Regno Unito la nuova legge del 2024 stabilisce che il passeggero di un veicolo autonomo non sarà considerato conducente ai fini di responsabilità.</p>
<p>Tuttavia, questioni come la privacy dei dati (le auto autonome raccolgono e trasmettono enormi quantità di informazioni), la sicurezza informatica (protezione da possibili hackeraggi dei sistemi di guida) e l’impatto occupazionale (autisti professionisti, autotrasportatori e tassisti che temono di essere sostituiti) rappresentano sfide sociali molto importanti.</p>
<h3><strong>La situazione in Italia: sperimentazioni e normativa</strong></h3>
<p>In Italia la rivoluzione della guida autonoma è ancora alle battute iniziali, ma non mancano progetti e sperimentazioni anche nel nostro Paese. Dal punto di vista normativo, fino a pochi anni fa il Codice della Strada italiano impediva la circolazione di veicoli senza conducente: la legge definisce infatti il veicolo come “mezzo guidato da una persona”, escludendo quindi un’auto che si muove autonomamente​.</p>
<p>Una svolta è arrivata con il Decreto “Smart Road” (D.M. n.70 del 28/02/2018), emanato dal Ministero dei Trasporti, che ha istituito un quadro normativo per autorizzare la sperimentazione su strada di veicoli a guida autonoma. Dal 2018 è possibile, per enti e aziende che ne facciano richiesta, ottenere permessi per testare veicoli dotati di sistemi avanzati di guida sulle strade pubbliche italiane, a condizioni molto stringenti.</p>
<p>Il decreto ha fissato paletti come la necessità di un safety driver a bordo pronto a intervenire, l’obbligo di registrare i dati di ogni test, nonché requisiti sui tipi di strade e situazioni dove è consentito svolgere le prove. Inizialmente, inoltre, erano ammessi solo veicoli con automazione fino al Livello 2 SAE (guida “collaborativa” con l’uomo)​. Un aggiornamento successivo, proposto nel 2020, ha aperto la porta anche a test con veicoli privi di volante e pedali​ – quindi potenzialmente di Livello 4 – ma sempre in contesti controllati e previa autorizzazione caso per caso.</p>
<p>Grazie a questo quadro regolatorio, sono partite le prime sperimentazioni. Un evento simbolico rilevante si è tenuto già a fine 2018 a Torino: nell’ambito di una demo sul 5G, una vettura è stata guidata da remoto attraverso le strade del centro, con i passeggeri a bordo e un pilota che la controllava da una postazione distante via rete mobile​.</p>
<p>Il primo vero <strong>test su strada pubblica</strong> di un veicolo autonomo in Italia è avvenuto a Parma il 27 maggio 2019: protagonista l’azienda VisLab (spin-off dell’Università di Parma), che per prima ha ottenuto dal Ministero l’autorizzazione a condurre prove con una vettura a guida automatica nel traffico reale​. Il veicolo, un prototipo equipaggiato con sensori e computer di bordo ha percorso alcuni tratti cittadini dimostrando capacità di mantenere la corsia, affrontare rotonde e intersezioni in autonomia​.</p>
<p>Torino si è proposta come città laboratorio: dal 2018 il Comune ha lanciato il progetto <strong>Turin City Lab </strong>per attrarre sperimentazioni hi-tech, e proprio a Torino nel 2021-2022 la società ingegneristica Teoresi ha condotto un progetto di conversione di una microcar elettrica (la XEV YoYo) in una vettura senza conducente, in collaborazione con il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile​.</p>
<p>A Milano, il <strong>Politecnico e altre università</strong> stanno lavorando sulla sviluppo della guida autonoma: nel 2020 una piccola navetta autonoma ha circolato nell’area del campus Bovisa in fase di test, e più di recente il Politecnico di Milano ha ottenuto l’autorizzazione per far partecipare un’auto a guida autonoma alla storica <strong>gara rievocativa 1000 Miglia</strong>: nel 2024, infatti, il Politecnico ha partecipato alla storica gara con il progetto &#8220;1000 Miglia Autonomous Drive&#8221; (1000 MAD), realizzando una delle più lunghe sperimentazioni di guida autonoma su strade pubbliche, nel nostro Paese. È stata utilizzata una Maserati GranCabrio Folgore completamente elettrica, equipaggiata con un sistema avanzato di guida autonoma sviluppato dal team di ricerca del Politecnico. La vettura ha percorso oltre 1.000 km in modalità autonoma durante la corsa, affrontando diverse tipologie di strade e condizioni di traffico reali. A bordo era presente un &#8220;co-driver&#8221; umano, nel rispetto dei requisiti di sicurezza previsti per la sperimentazione su strade pubbliche.</p>
<p>Oltre al Politecnico, anche aziende pubbliche e private stanno investendo. <strong>Poste Italiane</strong> nel 2024 ha annunciato un progetto pilota per veicoli a guida autonoma destinati alla consegna dei pacchi​, nell’ambito dei finanziamenti del PNRR (Piano di Ripresa e Resilienza) dedicati alla mobilità smart: l’idea è sviluppare van o micro-veicoli capaci di effettuare il recapito ultimo miglio senza conducente, inizialmente in ambienti protetti e poi, un domani, sulle strade urbane.</p>
<p>Il progetto prevede la costruzione di un prototipo veicolare connesso a guida autonoma, sfruttando una piattaforma innovativa di sensori e avanzati algoritmi di intelligenza artificiale per consentire la guida autonoma in ambienti urbani complessi. Il veicolo sarà personalizzato con elementi di design per migliorare l&#8217;esperienza degli operatori e dei clienti, rispondendo alle specifiche funzionalità identificate nei casi d&#8217;uso di interesse per Poste Italiane.</p>
<h3><strong>La guida autonoma arriverà…ma non subito</strong></h3>
<p>La guida autonoma rappresenta una delle sfide tecnologiche più ambiziose del nostro tempo, e sebbene l’Italia non sia ancora tra i Paesi leader, sta muovendo i primi passi con decisione. Le sperimentazioni condotte da università, aziende e pubbliche amministrazioni dimostrano un crescente interesse, ma il quadro normativo deve ancora evolversi per accogliere pienamente questa innovazione. Perché la guida autonoma possa davvero decollare anche nel nostro Paese, serviranno investimenti in infrastrutture, un aggiornamento delle leggi, una maggiore fiducia da parte dell’opinione pubblica e una strategia coordinata tra pubblico e privato. I vantaggi in termini di sicurezza, sostenibilità e inclusività sono concreti, ma non automatici: occorre prepararli con attenzione. L’Italia ha il know-how tecnologico e la creatività per giocare un ruolo importante, a patto di non perdere altro tempo. Il futuro della mobilità è autonomo, ma dipende dalle scelte che faremo oggi.​</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’occhio della tecnologia digitale per ottimizzare il traffico e prevedere gli scenari più difficili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 14:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare in sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
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<p><span id="more-6149"></span></p>
<p>La prudenza è una priorità, ma l’innovazione gioca un ruolo fondamentale nel migliorare la gestione della mobilità e della sicurezza stradale. In questo contesto, l’Emilia-Romagna si conferma all’avanguardia grazie a <em>ROADSTER – ROAd Digital Sustainable Twins in Emilia-Romagna</em>, un progetto che si colloca tra le iniziative più avanzate a livello nazionale ed europeo, per il controllo della viabilità e dei trasporti nelle aree industriali. Attraverso la combinazione di dati multimodali e tecnologie avanzate, ROADSTER si propone di ottimizzare la gestione dei trasporti, rendendoli più efficienti, sostenibili e resilienti. Nel pieno rispetto delle normative della privacy.</p>
<h3><strong>Cos’è ROADSTER?</strong></h3>
<p>ROADSTER sviluppa soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale nei campi della <em>Computer Vision</em> e del <em>Deep Learning</em> per creare un nuovo framework di <em>Digital and Sustainable Twin</em>, progettato per <strong>monitorare e ottimizzare le infrastrutture stradali e i sistemi di trasporto nelle aree industriali</strong>.</p>
<p>A differenza delle soluzioni tradizionali focalizzate sulle <em>Smart City</em>, ROADSTER si concentra sulle zone produttive, dove il traffico intenso, l’inquinamento e la sicurezza dei lavoratori rappresentano fattori critici. Il progetto si propone di raccogliere e analizzare dati in tempo reale e offline per monitorare le condizioni stradali, individuare anomalie, migliorare la programmazione dei trasporti e aumentare la sicurezza nei tragitti casa-lavoro.</p>
<h3><strong>“Gemelli digitali” per simulare la viabilità in tempo reale</strong></h3>
<p>Il cuore del progetto è la creazione di <em>Digital Sustainable Twins</em>, ossia repliche digitali avanzate delle infrastrutture stradali e dei flussi di mobilità, capaci di simulare e ottimizzare la gestione della viabilità, in tempo reale.</p>
<p>Gli attuali strumenti di previsione del traffico si basano principalmente su dati GPS, limitandosi a informazioni di posizione. ROADSTER introduce un approccio più evoluto, arricchendo l’analisi con dati visivi che consentono di identificare tipologie di veicoli, condizioni della strada e anomalie non rilevabili dal solo GPS.</p>
<p>L’obiettivo è migliorare la gestione della mobilità nelle aree industriali, dove il traffico di merci e persone è particolarmente intenso, sfruttando dati per monitorare e prevedere il comportamento della rete stradale. Parallelamente, ROADSTER contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale, grazie a strategie di ottimizzazione basate sull’Intelligenza Artificiale e il <em>Machine Learning</em>, migliorando anche la sicurezza stradale attraverso la capacità di identificare in anticipo situazioni critiche e ottimizzare la gestione degli incidenti.</p>
<h3><strong>Prevedere il traffico con Intelligenza Artificiale e Big Data</strong></h3>
<p>L’infrastruttura tecnologica di ROADSTER combina più innovazioni per garantire un monitoraggio e una gestione avanzati della viabilità. La <em>Digital Twin Technology</em> crea modelli virtuali aggiornati in tempo reale attraverso sensori e flussi di dati, mentre l’Intelligenza Artificiale e il <em>Machine Learning</em> analizzano le informazioni per prevedere scenari di traffico e ottimizzare i flussi. L’integrazione con <em>Big Data</em> e <em>IoT</em> permette di raccogliere e processare enormi volumi di dati provenienti da telecamere di sorveglianza, sensori stradali e dispositivi mobili, mentre i modelli predittivi di mobilità consentono di testare strategie di gestione prima della loro implementazione nel mondo reale.</p>
<p>Grazie a questa combinazione tecnologica, ROADSTER non si limita ad analizzare e ottimizzare il traffico in tempo reale, ma è anche in grado di prevedere scenari futuri e testare strategie di mobilità prima della loro applicazione.</p>
<h3><strong>Il ruolo delle aree industriali</strong></h3>
<p>Uno degli aspetti chiave del progetto è la sua applicazione nelle aree industriali dell’Emilia-Romagna, che rappresentano poli strategici per l’economia regionale e nazionale. La presenza di numerose aziende e l’intenso traffico di merci e lavoratori rendono necessaria una gestione ottimizzata della viabilità.</p>
<p>ROADSTER rende più fluida la circolazione dei mezzi pesanti grazie a percorsi dinamici e ottimizzati, riducendo la congestione nelle ore di punta e migliorando l’accessibilità alle aree produttive. Inoltre, favorisce una logistica più sostenibile, promuovendo l’uso di veicoli a basse emissioni e il trasporto intermodale. Un ulteriore valore aggiunto del progetto è la capacità di migliorare la comunicazione tra aziende e autorità locali, creando un ecosistema collaborativo basato su dati aggiornati in tempo reale.</p>
<h3><strong>Una piattaforma digitale integrata per il trasporto pubblico e privato</strong></h3>
<p>ROADSTER non è un progetto isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia di trasformazione digitale della mobilità in Emilia-Romagna. È strettamente collegato all’iniziativa <em>Mobility as a Service</em> (<em>MaaS</em>), che punta a integrare in un’unica piattaforma digitale i vari servizi di trasporto pubblico e privato, rendendo possibile una completa digitalizzazione e intermodalità del trasporto pubblico locale.</p>
<p>L’Emilia-Romagna è una delle regioni pilota selezionate dal <em>Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri</em> e dal <em>Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</em> per sperimentare questa innovazione su scala nazionale.</p>
<h3><strong>Minori costi e riduzione dello stress per gli automobilisti</strong></h3>
<p>I benefici del progetto ROADSTER sono molteplici e coinvolgono diversi attori della mobilità. Per le aziende, significa una riduzione dei costi logistici, maggiore efficienza nei trasporti e un miglior accesso ai mercati. Per i lavoratori, implica tempi di spostamento ridotti, una qualità della vita migliorata e una minore esposizione allo stress da traffico.</p>
<p>L’impatto positivo si estende anche all’ambiente, grazie alla riduzione delle emissioni di CO₂, del rumore e del consumo di suolo per nuove infrastrutture. Le istituzioni, infine, beneficiano di un maggiore controllo sui flussi di traffico e di strumenti più efficaci per la pianificazione degli investimenti infrastrutturali.</p>
<p>ROADSTER rappresenta quindi un progetto strategico per il futuro della mobilità, capace di trasformare la gestione del traffico nelle aree industriali, migliorare la sicurezza stradale e promuovere un modello di trasporto più sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Strade “intelligenti” e sicure grazie a tecnologie avanzate come IoT, AI e Big Data</title>
		<link>https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/strade-intelligenti-e-sicure-grazie-a-tecnologie-avanzate-come-iot-ai-e-big-data/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Linear]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 09:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[New mobility]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare in sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Anas]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[IoT]]></category>
		<category><![CDATA[linear]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Road]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://blog.linear.it/viaggiare-in-sicurezza/strade-intelligenti-e-sicure-grazie-a-tecnologie-avanzate-come-iot-ai-e-big-data/" title="Strade “intelligenti” e sicure grazie a tecnologie avanzate come IoT, AI e Big Data" rel="nofollow"><img width="300" height="250" src="https://blog.linear.it/wp-content/uploads/2025/02/shutterstock_2161187235-scaled-300x250.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" loading="lazy" /></a><p>Il progetto Anas Smart Road migliora la sicurezza, ottimizza il traffico e prepara le strade alla guida autonoma. Una rete digitale evoluta, connessa in banda ultra larga, garantisce efficienza e sostenibilità Le infrastrutture stradali si evolvono insieme ai progressi della mobilità, ed è per questo che è necessario dedicare attenzione all’innovazione tecnologica e alle sue applicazioni. In questo contesto Anas ha avviato il progetto Smart Road, una tecnologia abilitante per lo sviluppo della Smart Mobility e fondamentale per i futuri scenari di guida autonoma e sicurezza stradale. Anas Smart Road: AI, IoT e Big Data per la sicurezza stradale Una [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-6144"></span></p>
<p>Le infrastrutture stradali si evolvono insieme ai progressi della mobilità, ed è per questo che è necessario dedicare attenzione all’innovazione tecnologica e alle sue applicazioni. In questo contesto Anas ha avviato il progetto Smart Road, una tecnologia abilitante per lo sviluppo della Smart Mobility e fondamentale per i futuri scenari di guida autonoma e sicurezza stradale.</p>
<ul>
<li><strong>Anas Smart Road: AI, IoT e Big Data per la sicurezza stradale<br />
</strong>Una sofisticata piattaforma digitale con sensori lungo la rete stradale</li>
<li><strong>Come funziona Smart Road?<br />
</strong>I veicoli ricevono informazioni e servizi mirati per una guida più sicura</li>
<li><strong>Gli obiettivi del piano Smart Mobility<br />
</strong>Sicurezza stradale, controllo del traffico e dell’infrastruttura stradale</li>
</ul>
<h3><strong>Anas Smart Road: AI, IoT e Big Data per la sicurezza stradale</strong></h3>
<p>Il progetto Ansa Smart Road è orientato al miglioramento della sicurezza stradale e all’ottimizzazione dei flussi di traffico. Si basa su una sofisticata piattaforma digitale che si sviluppa lungo la rete stradale come un vero e proprio &#8220;sistema nervoso&#8221;, sfruttando tecnologie avanzate come IoT (Internet of Things), AI (Artificial Intelligence), Big Data e sensoristica di ultima generazione. Il tutto è reso possibile grazie alla rete di banda ultra larga nazionale, che garantisce una connettività stabile e performante.</p>
<p>L’obiettivo è dotare il Paese di una rete stradale sempre più efficiente, pronta a rispondere alle sfide del futuro: dalla mobilità elettrica alla guida assistita, fino ad arrivare alla piena integrazione dei veicoli a guida autonoma.</p>
<h3><strong>Come funziona Smart Road?</strong></h3>
<p>Smart Road è un’infrastruttura tecnologica innovativa e a basso impatto ambientale, progettata per migliorare il comfort e la sicurezza degli automobilisti. Il progetto Anas Smart Road viene implementato progressivamente sulla rete viaria.</p>
<p>Grazie a tecnologie avanzate, i veicoli in transito possono contare su una connessione continua, ricevendo informazioni e servizi mirati per una guida più sicura. Questo sistema è già predisposto per la guida assistita e, in futuro, per la guida autonoma.</p>
<p>Uno degli elementi chiave è la geolocalizzazione dei veicoli, che consente l’invio di aggiornamenti in tempo reale sulla viabilità e segnalazioni di sicurezza relative al tratto di strada percorso. Gli automobilisti possono così ricevere avvisi su traffico intenso o lavori in corso.</p>
<p>Le telecamere collegate alla sala di controllo permettono il monitoraggio automatico del traffico e la rilevazione di situazioni di rischio, come la presenza di pedoni, veicoli fermi, contromano o incidenti. Inoltre, viene garantito il controllo dei mezzi che trasportano merci pericolose, contribuendo a migliorare la sicurezza stradale e l’efficienza dell’infrastruttura.</p>
<p>Le informazioni raccolte dalla rete stradale consentono agli operatori di intervenire molto rapidamente, anche da remoto, in caso di pericolo o criticità. Lo scambio di dati è bidirezionale, grazie alla comunicazione veicolo-veicolo e veicolo-infrastruttura, garantendo così un flusso informativo continuo tra utenti e gestori.</p>
<p>Smart Road è anche Internet of Things: l’infrastruttura integra sensori e sistemi di connessione, sia wired che wireless, per il monitoraggio costante e la manutenzione della rete stradale. Il personale Anas può accedere in tempo reale a tutte le informazioni utili sulle infrastrutture monitorate.</p>
<p>L’intero sistema si basa su una serie di postazioni polifunzionali, equipaggiate con telecamere intelligenti e dotate di connettività avanzata (CV2X e DSRC). Queste postazioni sono collegate tra loro tramite fibra ottica e alimentate da energia pulita, grazie a impianti fotovoltaici e mini eolici installati in specifiche aree tecnologiche chiamate Green Island.</p>
<p>Le Green Island, situate a distanze variabili lungo il percorso, generano energia rinnovabile per l’infrastruttura e ospitano anche stazioni di ricarica per veicoli elettrici, contribuendo così alla transizione verso una mobilità sempre più sostenibile.</p>
<h3><strong>Gli obiettivi del piano Smart Mobility</strong></h3>
<p>Il piano Smart Mobility Anas è stato ideato per offrire una mobilità a misura di utente, caratterizzata da un alto contenuto tecnologico e un basso impatto ambientale. L&#8217;obiettivo è migliorare la qualità del servizio stradale, perseguendo quattro macro-obiettivi fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>Aumento della sicurezza stradale</strong><br />
La sicurezza degli utenti è una priorità. Il sistema Smart Mobility fornisce informazioni in tempo reale agli automobilisti, aiuta a prevenire comportamenti a rischio e integra soluzioni avanzate di sicurezza cooperativa, contribuendo significativamente alla riduzione degli incidenti.</li>
<li><strong>Controllo del traffico</strong><br />
Grazie a sistemi avanzati di rilevazione e previsione del traffico, è possibile monitorare il flusso veicolare in tempo reale. Inoltre, la gestione della segnaletica dinamica e l’applicazione di prescrizioni sulla circolazione consentono un’ottimizzazione della viabilità, riducendo congestioni e tempi di percorrenza.</li>
<li><strong>Gestione della mobilità</strong><br />
L’infrastruttura consente una gestione efficiente della domanda di mobilità, delle infrastrutture ausiliarie e degli eventi speciali, migliorando così la fluidità del traffico e la qualità del servizio offerto agli utenti della strada.</li>
<li><strong>Monitoraggio dell’infrastruttura</strong><br />
Grazie a dispositivi come i sistemi IoT (Internet of Things) e avanzate tecnologie di connettività, è possibile controllare costantemente le condizioni delle infrastrutture stradali.</li>
</ul>
<p>Questo permette di intervenire tempestivamente per garantire standard di sicurezza elevati.</p>
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