Città da vivere insieme, anche a piedi
Parte la quattordicesima edizione di “Siamo tutti pedoni”, che allarga lo sguardo oltre la sicurezza stradale e mette al centro l’accessibilità urbana, tra barriere invisibili e spazi ancora pensati per le auto, dove non tutti riescono a vivere la città
Sono 108 i pedoni morti dall’inizio del 2026. Più della metà aveva oltre 65 anni. Dietro ogni numero c’è una persona che stava semplicemente camminando per strada, ma non è più rientrata a casa. Sono questi dati, ancora una volta impietosi, a dare il via alla quattordicesima edizione di Siamo tutti pedoni, la campagna nazionale promossa da SPI Cgil, FNP Cisl, UILP Uil e dal Centro Antartide di Bologna. Ma quest’anno la riflessione va oltre la sicurezza stradale: la domanda che ci pone non è solo come evitare gli incidenti, bensì chi può davvero vivere la città e chi, invece, ne resta tagliato fuori.
L’accessibilità urbana, infatti, non si riduce a rampe e attraversamenti pedonali. È qualcosa di più complesso e articolato: un sistema che intreccia mobilità, relazioni e qualità della vita, con uno sguardo particolare a chi è più fragile. Barriere sensoriali, cognitive, digitali, culturali, sono ostacoli spesso invisibili che restringono lo spazio di chi vorrebbe semplicemente uscire di casa, incontrare qualcuno, essere parte della propria città.
- Città per tutti? Tutto è progettato attorno all’automobile
Città piene di ostacoli che trasformano l’ambiente urbano in un luogo ostile
- Il traffico scorre, le persone no: ripensare la città a misura di tutti
Eventi e iniziative di sensibilizzazione, con una giornata nazionale a fine maggio 2026.
Città per tutti? Tutto è progettato attorno all’automobile
Se osservate da questa prospettiva, le città contemporanee rivelano crepe meno visibili ma ancora troppo profonde. Non sono solo gli ostacoli fisici a creare distanza ed esclusione: accanto a gradini, marciapiedi dissestati e attraversamenti mal segnalati, esistono barriere di altro tipo – sensoriali, digitali, culturali, sociali – che spesso passano inosservate ma pesano sulla vita quotidiana delle persone più fragili. Una segnaletica incomprensibile, un’app comunale che presuppone competenze digitali che non tutti possiedono, uno spazio pubblico privo di panchine o di ombra che scoraggia la sosta e l’incontro. Sono tutti ostacoli che, sommati, trasformano l’ambiente urbano in un luogo ostile, non per tutti allo stesso modo, ma in modo sistematico per chi è anziano, disabile o semplicemente meno attrezzato ad affrontare una città pensata per chi va di fretta.
Le conseguenze più gravi si misurano anche in termini di sicurezza stradale. In Italia muoiono circa 600 pedoni ogni anno: quasi due vittime al giorno, a cui si aggiungono decine di feriti. Numeri che negli ultimi anni non accennano a diminuire; anzi, nei primi mesi del 2026 sono già in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È una tendenza che racconta qualcosa di preciso e attualissimo: le nostre città sono ancora largamente progettate intorno all’automobile, e in questo schema il pedone resta un soggetto residuale, tollerato ma non davvero tutelato.
È proprio su questo squilibrio che la campagna prova a intervenire, allargando il perimetro del discorso. Non solo sensibilizzazione, ma anche educazione, sperimentazione e interventi concreti sul territorio, a partire da pratiche di urbanismo tattico e da una rete di comuni che si impegnano a ripensare gli spazi urbani in chiave più inclusiva.
Il traffico scorre, le persone no: ripensare la città a misura di tutti
La sfida è passare da città semplicemente sicure a città davvero vivibili, dove camminare sia una possibilità e non un rischio. È un cambio di prospettiva prima ancora che urbanistico, con ricadute concrete sulla salute delle persone, sulla qualità dell’ambiente e sull’economia dei quartieri. Ma richiede soprattutto una scelta di campo: rimettere al centro le persone, tutte, non solo chi si muove più velocemente. Perché la misura di una città non è quanto scorre il traffico, ma quante persone riesce a non lasciare indietro.
La campagna ha già raccolto l’adesione di centinaia di amministrazioni locali, aziende sanitarie e associazioni in tutta Italia, e si svolge con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dell’ANCI. Sul territorio si articola in eventi e iniziative di sensibilizzazione, realizzati anche grazie alle delegazioni locali dei sindacati, e si concluderà con una giornata nazionale a fine maggio 2026.
Da aprile, il sito e i canali social di Siamo tutti pedoni si arricchiranno di contenuti dedicati al tema dell’accessibilità globale: definizioni, approfondimenti, consigli pratici, vignette e citazioni tratte dalle Città invisibili di Italo Calvino. Un percorso pensato per aprire un confronto reale tra cittadini, associazioni, enti locali e progettisti, su come rendere le nostre città più accoglienti per tutte e tutti.
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