Come vengono assegnate le targhe auto

20 Ago , 2018  

L’assegnazione delle targhe auto per molti è un mistero, ma in realtà dietro alla sequenza alfanumerica c’è una logica ben precisa. Scopriamo come sono cambiate le targhe nel tempo, come vengono assegnate e a che servono

Le targhe delle automobili italiane hanno una lunga storia e nel tempo i criteri per attribuire all’auto una combinazione alfanumerica sono cambiati. Per capire come funziona l’assegnazione delle targhe, bisogna partire da molto lontano, da quando era il proprietario della vettura a farsi carico della sua creazione.

La storia delle targhe ci porta fino ai giorni nostri, con le moderne targhe composte da due lettere, tre numeri e altre due lettere. Scopriamo con quali criteri vengono assegnate le targhe e come si leggono.

Dalle targhe sulla fiancata del veicolo fino a quelle odierne

Ecco in cosa consiste il sistema che assicura il più alto numero di combinazioni

Scopri come la Motorizzazione riesce ad assegnare targhe sempre diverse

Impara a leggere le targhe e risalire all’anno di immatricolazione


La storia delle targhe automobilistiche

Oggi siamo abituati a vedere le targhe tutte dello stesso tipo, con lo sfondo bianco e una combinazione di lettere e numeri di colore nero. All’inizio non era così, ma le targhe erano diverse tra loro, perché era il proprietario stesso a commissionare la sua produzione e il risultato era sempre diverso.

L’obbligo della targa fu introdotto solo nel 1897 e anche se può sembrare strano, la prima targa in realtà aveva un aspetto che non ricorda affatto quelle odierne. Secondo un regolamento del Comune di Milano, bisognava riportare sulla fiancata del veicolo sia il nome del proprietario che il numero della licenza concessa dal comune.

Oggi nessuno andrebbe mai in giro con il proprio nome sulla fiancata dell’auto, eppure all’inizio era obbligatorio. Nel giro di qualche anno il funzionamento delle targhe italiane si è evoluto e per la svolta è stato decisivo il Regio Decreto n.416 del 1901.

La normativa prevedeva che i proprietari delle vetture in circolazione, che allora erano davvero poche, dovevano realizzare la targa a proprie spese, rispettando alcune caratteristiche:

  • La targa dell’auto doveva essere in metallo;
  • Doveva indicare il nome della provincia per esteso;
  • Doveva indicare il numero della licenza.

Anche queste indicazioni oggi fanno un po’ sorridere, anche perché i nomi di alcune province sono piuttosto lunghi e all’inizio non venivano abbreviati. Se gli automobilisti di Roma se la cavavano con poco spazio, probabilmente i residenti nel comune di Caltanissetta aveva bisogno di una targa più grande.

Qualcuno deve aver notato il problema della lunghezza dei nomi delle province, così vennero introdotte finalmente le sigle che si usano ancora oggi. In questa fase le targhe erano quindi minimaliste e una targa della provincia di Milano poteva essere ad esempio MI 1.

Ad eccezione delle lettere usate per la provincia, nei primi anni del Novecento il numero di targa conteneva solo numeri, mentre le lettere furono introdotte di nuovo nel periodo fascista.

A cambiare nel tempo non è stata solo la forma e le dimensioni della targa, ma anche i colori. Se prima si usava lo sfondo nero con i caratteri bianchi, poi la sigla delle province è diventata arancione e adesso invece si usa lo sfondo bianco con lettere e numeri neri.

Come funzionano le nuove targhe

I metodo per assegnare il numero di targa ha subito quindi una lunga evoluzione, ma quello utilizzato oggi è piuttosto recente, infatti è stato messo a punto solo tra il 1994 e il 1999. Fino alla fine degli anni 90 si usava una sequenza di numeri dopo la sigla della provincia, ma poi il metodo è cambiato.

Il sistema che prevedeva l’utilizzo di numeri progressivi usato in origine, fu abbandonato molto presto, perché i caratteri da utilizzare, per una questione di spazio e assicurare sempre la massima leggibilità, sono soltanto 7. L’uso dei numeri progressivi avrebbe permesso di assegnare solo 9.999.999 targhe.

È proprio per questa ragione che è stato adottato un altro sistema, che prevede di usare due lettere, tre numeri e poi ancora due lettere. Per evitare confusione, sono state escluse alcune lettere dell’alfabeto e in particolare le vocali I, U e O e la consonante Q, ma anche in questo modo le vetture che si possono immatricolare sono 134.256.000.

Una volta raggiunto questo numero di combinazioni, si dovrà cambiare il metodo per assegnare alle targhe un codice alfanumerico che sia unico e diverso per ogni automobile.

Come vengono assegnate le targhe

La prima targa assegnata con la procedura attuale è stata AA000AA, mentre l’auto immatricolata subito dopo aveva la targa AA000AB. Una volta esaurite le combinazioni delle ultime due lettere, le modifiche riguardano le prime due e poi è la volta dei numeri.

Cambiando di volta in volta un numero o una lettera, si creano combinazioni sempre diverse, in modo che ad ogni nuova immatricolazione corrisponda un numero di targa diverso.

La numerazione e assegnazione delle targhe è interamente gestita dalla Motorizzazione Civile e per ogni auto libera di circolare sul territorio nazionale, viene assegnata una targa. In questo modo tutti gli autoveicoli possono essere facilmente identificati.

Il Codice della Strada prevede che la targa è obbligatoria, non solo per le automobili, ma anche per i motoveicoli, i ciclomotori e perfino per i rimorchi. Per i mezzi a due ruote e le minicar il meccanismo della “targa fissa” è entrata in vigore solo nel 2012, mentre prima la targa era legata al proprietario.

Per le auto le targhe devo essere due, una sul lato anteriore e una su quello posteriore. Il deterioramento, lo smarrimento o la distruzione anche di una sola targa, deve essere segnalato agli uffici della Motorizzazione Civile, in modo da provvedere alla sua sostituzione.

Chi circola senza targa o con una targa manomessa o irregolare, va incontro a delle sanzioni: le multe vanno da 84€ e arrivano a 7.953€ nei casi più gravi. Per evitare sanzioni, la targa deve essere sempre visibile e ogni tentativo di coprire la targa, magari per non ricevere la multa, è severamente punito dalle norme stradali.

Le targhe assegnate dalla Motorizzazione sono anche indicate nel libretto di circolazione e l’agente che ferma un veicolo fa sempre riferimento al codice alfanumerico indicato nella carta di circolazione, dove viene indicato anche ogni passaggio di proprietà. Non è un caso che ai posti di blocco le forze dell’ordine richiedano sempre documento d’identità in corso di validità e libretto dell’auto.

Questa procedura permette di verificare innanzitutto la proprietà del veicolo incrociando i dati dei vari documenti (infatti non è necessario circolare con il certificato di proprietà) e in secondo luogo di controllare anche la corrispondenza e regolarità della targa.

La targa del mezzo oggi viene usata anche per verificare se un veicolo è coperto o meno da assicurazione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha messo a disposizione degli utenti della strada il Portale dell’Automobilista, dove è possibile digitare la targa per sapere se il veicolo è assicurato.

Se invece si vuole usare la targa per risalire al proprietario del mezzo, sarà necessaria una visura presso il PRA (Pubblico Registro Automobilistico).

Come si leggono le targhe

Alcune persone giurano di riuscire a individuare l’anno di immatricolazione del mezzo solo sulla base della targa, ma in realtà non è così semplice. Una volta capito il meccanismo di assegnazione, in effetti, non è difficile capire quale auto è stata immatricolata prima e quale dopo.

Risalire all’anno esatto è un po’ più difficile, perché è vero che l’assegnazione delle targhe è progressiva in base alla data di immatricolazione, ma le targhe vengono assegnate in blocco agli uffici della Motorizzazione delle varie città e solo in un secondo momento sono attribuite ad un veicolo specifico.

Per individuare l’anno con esattezza, bisognerebbe quindi conoscere anche la provenienza del mezzo e visto che le province nel nostro paese sono ben 110, non è di certo un compito facile.

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