Leggi e normative

Troppo rumore disturba, troppo silenzio può essere un rischio. Le regole acustiche per auto, moto e veicoli elettrici

Dai limiti acustici per l’omologazione al suono obbligatorio dei veicoli elettrici e ibridi, la normativa UNECE cerca l’equilibrio tra città meno rumorose e maggiore sicurezza per pedoni, ciclisti e utenti vulnerabili

In strada, troppo rumore può diventare disturbo, inquinamento acustico e peggioramento della qualità della vita nelle città. Troppo poco rumore, però, può trasformarsi in un rischio, soprattutto per pedoni, ciclisti, persone anziane o con disabilità visiva. È su questo equilibrio delicato che interviene la normativa acustica UNECE, la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite che definisce standard tecnici comuni per l’omologazione dei veicoli. Nel caso del rumore, queste regole servono a stabilire quanto un mezzo può essere rumoroso, come quel rumore deve essere misurato e quando, al contrario, un veicolo troppo silenzioso deve farsi sentire per non diventare un pericolo per pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili della strada.

  • Il suono dei veicoli è una questione di omologazione e sicurezza
    I regolamenti UNECE disciplinano come il rumore viene misurato e in quali casi diventa necessario per avvisare chi è sulla strada
  • Dai limiti per auto e moto alle regole per il clacson
    UN R51, UN R41 ed ECE R28 definiscono limiti e requisiti per il rumore dei veicoli e dei dispositivi di segnalazione acustica
  • AVAS, perché elettriche e ibride devono farsi sentire
    Il Regolamento UN R138 introduce l’Acoustic Vehicle Alerting System per rendere percepibili i veicoli elettrici e ibridi

Il suono dei veicoli è una questione di omologazione e sicurezza

La normativa acustica dei veicoli non riguarda solo i decibel o il livello di fastidio percepito da chi vive e si muove nelle città. Entra nel campo dell’omologazione, cioè delle regole tecniche che un veicolo, un componente o un sistema devono rispettare prima di poter essere approvati e immessi sul mercato. In questo quadro, i regolamenti UNECE fissano standard condivisi a livello internazionale, così che i requisiti di sicurezza, controllo e misurazione siano il più possibile uniformi tra Paesi e mercati diversi.

Il lavoro di definizione e aggiornamento di queste regole avviene all’interno del World Forum for Harmonization of Vehicle Regulations, conosciuto come WP.29, un organismo delle Nazioni Unite in cui governi, esperti e rappresentanti del settore lavorano per armonizzare le norme sui veicoli e adattarle all’evoluzione della tecnologia, dai sistemi di sicurezza alle nuove forme di mobilità.

La normativa acustica interviene su due esigenze diverse, ma complementari. Da una parte serve a contenere il rumore prodotto dai veicoli, perché il traffico resta una delle principali fonti di pressione sonora nelle città. Dall’altra, in alcuni casi, stabilisce livelli minimi di avvertimento acustico, perché un mezzo troppo silenzioso può diventare difficile da percepire e quindi meno sicuro.

È il caso, ad esempio, di un’auto elettrica che procede lentamente in un parcheggio, in una zona residenziale o vicino a un attraversamento pedonale. In situazioni come queste, pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili possono non accorgersi subito dell’arrivo del veicolo. Per questo il quadro UNECE comprende regolamenti diversi, ciascuno dedicato a un aspetto specifico: il Regolamento UN R51 per i veicoli a motore a quattro o più ruote, il Regolamento UN R41 per i motoveicoli, il Regolamento UN R138 per i veicoli elettrici e ibridi silenziosi e il Regolamento ECE R28 per gli avvisatori acustici, cioè i clacson.

Dai limiti per auto e moto alle regole per il clacson

Per capire come funziona la normativa acustica, si può partire dal Regolamento UN R51. È il riferimento per i veicoli delle categorie M e N, cioè quelli destinati al trasporto di persone e al trasporto merci. Tradotto nella vita quotidiana, riguarda i veicoli a motore a quattro o più ruote, dalle auto ai veicoli commerciali. Il suo compito è stabilire quali limiti di rumorosità devono rispettare questi mezzi per essere omologati, ma anche come quel rumore deve essere misurato. Non basta, infatti, dire che un veicolo è più o meno silenzioso; infatti per confrontare modelli diversi servono prove eseguite secondo criteri comuni, in condizioni definite e valide per tutti i costruttori. Solo così il dato acustico diventa davvero misurabile e confrontabile.

Un principio simile vale per il Regolamento UN R41, dedicato ai motoveicoli. Qui il focus si sposta su motocicli e veicoli a due o tre ruote, che hanno caratteristiche molto diverse rispetto alle auto. Cambiano il peso, il tipo di motore, il regime di funzionamento, l’accelerazione e anche il modo in cui il suono viene percepito nello spazio urbano. Per questo servono limiti e prove specifiche, pensate per questa categoria di veicoli e non semplicemente adattate da quelle previste per le auto. L’obiettivo è controllare meglio le emissioni sonore dei motoveicoli, tenendo conto del loro comportamento reale su strada e del loro impatto nell’ambiente in cui circolano.

Accanto al rumore prodotto dai veicoli, c’è poi il tema dei segnali sonori. Il Regolamento ECE R28 riguarda gli avvisatori acustici, cioè i classici clacson, e stabilisce i requisiti che questi dispositivi devono rispettare per essere approvati. Anche in questo caso il suono non è lasciato alla libera interpretazione del costruttore, ma deve essere efficace, riconoscibile e adatto alla sua funzione principale, che è avvertire in caso di necessità. Il clacson serve a richiamare l’attenzione quando c’è un rischio o una situazione di pericolo, non a diventare una seconda lingua del traffico, quella con cui troppo spesso si prova a dire “muoviti” senza usare parole.

AVAS, perché elettriche e ibride devono farsi sentire

Con l’arrivo dei veicoli elettrici e ibridi sulle strade, la normativa acustica ha dovuto affrontare anche un problema nuovo: il silenzio. O meglio, il rischio che un mezzo molto silenzioso, soprattutto quando procede lentamente, sia più difficile da percepire rispetto a un veicolo con motore termico. È un vantaggio per il comfort di guida e per la riduzione del rumore nelle città, ma può diventare un elemento critico in alcune situazioni quotidiane, ad esempio in un parcheggio, su una strada residenziale, vicino a un attraversamento pedonale o durante una manovra in retromarcia.

Pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili non si orientano soltanto con la vista. Spesso il suono aiuta a capire che un veicolo si sta avvicinando, anche prima di vederlo. Per questo il Regolamento UN R138 definisce i requisiti per i cosiddetti Quiet Road Transport Vehicles, cioè i veicoli stradali silenziosi, e introduce l’AVAS, Acoustic Vehicle Alerting System, ossia un sistema che genera un suono di avvertimento quando il rumore naturale del veicolo non è sufficiente a segnalarne la presenza.

Un veicolo più silenzioso non deve diventare invisibile all’orecchio. In ambito europeo, le regole tecniche prevedono che l’AVAS si attivi automaticamente nella fascia più delicata, dalla partenza fino a circa 20 km/h e durante la retromarcia. A velocità più elevate, infatti, il rotolamento degli pneumatici e l’aerodinamica rendono normalmente il mezzo più riconoscibile. A bassa velocità, invece, un suono artificiale può aiutare chi attraversa la strada, chi cammina vicino al veicolo o chi non guarda direttamente nella direzione da cui arriva l’auto.

L’AVAS, quindi, non è un ritorno al rumore, ma una misura di sicurezza calibrata per produrre un segnale abbastanza riconoscibile da avvertire chi si trova nelle vicinanze, senza aumentare inutilmente il rumore complessivo delle città. È lo stesso equilibrio che attraversa tutta la normativa acustica, chiamata a ridurre le emissioni sonore quando diventano disturbo e a renderle presenti quando servono a prevenire un rischio.

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